CHE COSA VIENE PRIMA

Qual è il motivo principale per cui si litiga tra fratelli? Credo non vi sia ombra di dubbio: la roba! Gesù lo aveva detto a chiare lettere: i beni sono un vero e proprio idolo che chiede dedizione totale e sottomissione… sono una alternativa chiara a Dio: o si serve Dio e si diventa liberi o si serve la ricchezza e si diventa schiavi! È giusto riconoscere che ogni uomo prima o poi si trova alle prese con questo conflitto: prima l’amore o prima la ricchezza… Verbalmente e per principio non c’è alcuna perplessità, praticamente è molto difficile: richiede grande libertà e un senso forte di fede! In questo senso è molto interessante il brano della Genesi che leggiamo oggi dove Abramo e Lot decidono di dividersi. Su questa battuta mi soffermerei: «Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli. Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra». È Abramo che parla: si vede che considera la sua ricchezza principale la promessa di Dio… Nella scelta, Lot mostrerà la sua prospettiva mondana: sceglierà, ovviamente, la parte più florida! Il tempo mostrerà chi ha scelto secondo Dio e chi ha scelto secondo il mondo… val la pena pensarci un po’… Buona giornata

UNA VITA PIENA

«Il Signore disse ad Abram: “Vattene dalla tua terra… Farò di te una grande nazione”», Mi piace da morire questa nuova traduzione dall’ebraico! Prima c’era un moderato “esci”Ora, invece, un perentorio “vattene”! È una esortazione a strappare con la propria vita naturale, ordinaria, scontata… Dio è come se dicesse: ” Basta accontentarti di una vita mediocre, che tira a campare: tu sei fatto per destini molto più ambiziosi”! Dio vuol fare di Abramo una “grande nazione”, non un semplice comparsa… Queste esortazioni sono rivolte a tutti noi che, tentati dal maligno, siamo portati o a consideraci poca cosa o a investire tutto su realtà effimere e inutili… Quanta gente che conosco è ingrippata dentro pensieri di disistima e autocommiserazione… così come affannata dentro vane attività di prestigio mondano… L’infelicità invade il cuore delle persone ben più di quello che appare ai nostri occhi! Gratta gratta, moltissime delle esistenze si rivela insoddisfacente e inconcludente… Guai accontentarsi! Quando c’è tristezza nel cuore occorre ricorrere alla ricerca delle cause: mai pensare che “tanto non cambia niente”! Gesù è venuto perchè noi avessimo la vita e l’avessimo in abbondanza, non dimentichiamocelo mai! Pertanto, non ci deve essere mai una vita arresa al corso delle cose… “Vattene!”… ricordiamocelo! Buona giornata

CHE FEDE ABBIAMO?

«Chi ha chiuso tra due porte il mare… dicendo: “Fin qui giungerai e non oltre e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde”?». Bella questa immagine che ascoltiamo oggi dal Libro di Giobbe: narra chiaramente come l’esperienza dell’avversità ha un limite, non ha un potere illimitato! Il Padre celeste non permette al maligno di contrastare la vita fino a rapirla: noi siamo suoi, nulla ci potrà strappare dal suo amore!
Lo stesso concetto è ribadito dal racconto della tempesta sedata nel Vangelo di Marco: «Minacciò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”».
La barca della Chiesa è spesso e volentieri alle prese con i venti più avversi, sballottata dalle onde del male, ma non è questo il problema, sembra dire Gesù! Il problema non sono le difficoltà da affrontare ma la fede che manca… È un rimprovero pesantissimo quello di Gesù ai suoi discepoli: nel momento della prova non lo hanno cercato per contrastare i problemi nei quali si trovavano ma per salvarsi la pelle! La paura della propria sussistenza – e quindi del proprio io individuale – era in cima alle loro priorità!
C’è da fare un bel esame di coscienza per tutti noi discepoli: come preti, di fronte ai marosi dell’individualismo e del secolarismo, di fronte alle povertà economiche e sociali, di che cosa ci preoccupiamo? Di quanti ci seguono, di quanti frequentano, di quanti stanno dalla nostra parte? Come papà e mamme: di fronte ai figli che vivono alla giornata, di fronte a disagi emotivi e valoriali, di che cosa ci preoccupiamo? Se realizzano i nostri sogni, se rimangono legati a noi, se hanno una bella paga? Che posto ha Dio in noi? Quanto sentiamo che Lui ci basta? Quanto siamo gratuiti nelle nostre scelte? Quanto, invece, dipendiamo ancora dai nostri piccoli e meschini interessi?

LA VERA PACE

Quante volte capita di mettersi a letto dopo una lunga giornata di impegni e di lavoro e non riuscire ad addormentarsi: pensieri e preoccupazioni si affollano nella mente e non si trova la pace necessaria al riposo… In questi momenti, regolarmente, mi ripeto la frase del vangelo che leggiamo oggi: «Non preoccupatevi del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena». Quanto è vero e quanto è consolante questo pensiero! I pensieri angosciano perchè appartengono al futuro, non possiamo gestirli… si possono ordinare, chiarire, puntualizzare, ma alla fine ciò che sarà, avverrà in una maniera che noi non possiamo sapere! La pace non la si può costruire sul futuro ma sul passato: se abbiamo fatto il nostro dovere, se abbiamo compiuto ciò che potevamo fare al meglio, il nostro cuore può riposare in pace! Il futuro appartiene a Dio: è talmente ricco di variabili che se vogliamo controllarlo impazziamo! Quando diventerà presente avremo la forza e la lucidità per affrontare tutto nella verità… Queste semplici considerazioni solo per aiutarci a trovare la pace, a non perderci in chissà quali elucubrazioni: facciamo la nostra parte e lasciamo qualcosa nelle mani di Dio: sicuramente fa meglio di quanto noi possiamo immaginare! Buona giornata

BEATA DEBOLEZZA

San Paolo è un vero maestro di fede. Ogni volta che si racconta emergono dei risvolti nei quali è facilissimo riconoscersi. Nella pagina che leggiamo oggi, Paolo descrive i suoi sentimenti a fronte di una presa di distanza delle sue comunità nei suoi confronti a favore di predicatori dialetticamente più preparati di lui ma che non hanno camminato dietro a Gesù sulla via della croce: l’impressione è che questi che lui chiama “super apostoli” siano dei grandi ciarlatani, abili affabulatori, che non cercano tanto la gloria di Dio quanto la propria! Ebbene, san Paolo, preso dall’orgoglio, elenca tutte le credenziali della sua pluri attestata apostolicità… poi, però, si accorge che queste prove muscolari della sua fedeltà a Cristo non servono proprio a niente! Infatti, si trova a concludere: «Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza». Abbiamo sotto gli occhi tutto il dibattimento interiore proprio di ogni battezzato: da una parte le proprie virtù e dall’altra la consapevolezza della gratuità della salvezza ricevuta! Che cosa vale di più sulla bilancia della vita? Fuori dubbio, la forza di Cristo! Pertanto, è proprio nella debolezza che si nasconde tutta la ricchezza del nostro destino buono! È alla Grazia che Paolo invita a guardare! Buona giornata

 

p.s. Una preghiera per Gabriella le cui debolezze affidiamo alla misericordia del Padre

AMORE CARNALE E AMORE SPIRITUALE

A volte mi sento dire che io non posso capire che cosa vuol dire amare un figlio perchè non ce l’ho… di solito rispondo che neanche chi non è prete non sa cosa vuol dire amare dei bambini non essendo figli propri! Un conto è l’amore carnale e un conto è l’amore spirituale: l’amore carnale è sanguigno, è viscerale, è istintivo, è protettivo, è possessivo, è irrazionale… l’amore spirituale è scelta, è sacrificio, è dono gratuito, è libero, è passione… Possono coesistere i due amori? Assolutamente sì. ci sono genitori che hanno una qualità nell’amore che rasenta la santità! Ma, devo dire, non è la norma… la tentazione è quella di considerare l’amore carnale il vertice perchè più coinvolgente, ma è un grave equivoco! Da preti non si corrono rischi? Assolutamente sì: rimanere troppo asettici, poco empatici, poco appassionati… Cosa vuol dire questo? Che dobbiamo assolutamente aiutarci! Non serve a nulla accusare ciascuna delle categorie come non capaci di un amore autentico: andremmo avanti all’infinito nell’accusarci a vicenda! Al contrario, cerchiamo di valorizzare lo specifico di ciascuno affinchè nella sinergia della comunione ne usciamo tutti arricchiti secondo la misura dell’amore di Cristo! San Paolo dopo aver rimproverato la comunità di Corinto scrive: «Forse perché non vi amo? Lo sa Dio!»… come lo capisco! Buona giornata