Lodiamo il suo nome in eterno (Lc 10,21-24)

TI RENDO LODE, O PADRE, SIGNORE DEL CIELO E DELLA TERRA, PERCHÉ HAI NASCOSTO QUESTE COSE AI SAPIENTI E AI DOTTI E LE HAI RIVELATE AI PICCOLI.

La gioia del cuore deriva dalla lode, nello Spirito Santo, al creatore, al Dio trinitario che ha creato e crea tutto, che continua a creare in eterno, e crea anche in noi. Egli continua altresì ad elargire la Sapienza, che ci rende capaci di lodare il Signore. La lode, l’affidamento, la preghiera, danno gioia al cuore e permettono di vivere in modo semplice il rapporto con Dio, con il prossimo e con sé stessi. Fidiamoci di Dio e lodiamo il Suo nome, in eterno e per sempre.

Buona giornata, e che il Signore dia gioia al cuore.

Umiltà e fede (Mt 8,5-11)

Nel vangelo di questo primo lunedì di avvento assistiamo all’incontro tra Gesù e il centurione. Il centurione descrive la situazione di un suo servo che giace paralizzato in casa, sofferente, e chiede al Signore di guarirlo. Gesù, dal canto suo, risponde nel modo più ovvio che noi ci aspetteremmo, ovvero: verrò e lo guarirò.

Ma qui si apre una sorpresa, cioè la reazione del centurione, che con decisione dice a Gesù: Signore io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Questa frase è di difficile comprensione, ma si capisce un po’ meglio sentendo la spiegazione che il centurione stesso dà a Gesù. Dice il centurione: pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: Va!, ed egli va; e a un altro: Vieni!, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo!, ed egli lo fa.

In queste affermazioni Gesù riconosce da un lato una grande umiltà da parte del centurione, che non si sente degno di Dio e sa stare al suo posto, dall’altro una grande fede in Cristo, come la fede che quei suoi servi hanno in lui. Buona giornata.

Buon inizio (Avvento anno A)

Il sacro Concilio si propone di far crescere ogni giorno più la vita cristiana tra i fedeli; di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti; di favorire ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo, di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa. Ritiene quindi di doversi occupare in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia. La liturgia infatti, mediante la quale, specialmente nel divino sacrificio dell’eucaristia, si attua l’opera della nostra redenzione», contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino gli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa. Questa ha infatti la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e divina, visibile ma dotata di realtà invisibili, fervente nell’azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina; tutto questo in modo tale, però, che ciò che in essa è umano sia ordinato e subordinato al divino, il visibile all’invisibile, l’azione alla contemplazione, la realtà presente alla città futura, verso la quale siamo incamminati. In tal modo la liturgia, mentre ogni giorno edifica quelli che sono nella Chiesa per farne un tempio santo nel Signore, un’abitazione di Dio nello Spirito, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo, nello stesso tempo e in modo mirabile fortifica le loro energie perché possano predicare il Cristo. Così a coloro che sono fuori essa mostra la Chiesa, come vessillo innalzato di fronte alle nazioni, sotto il quale i figli di Dio dispersi possano raccogliersi, finché ci sia un solo ovile e un solo pastore.

 (Sacrosantum Concilium, 1-2)

La leggerezza del cuore (Lc 21,34-36)

Gesù, nel vangelo di oggi, in questo ultimo giorno dell’anno liturgico, parla del cuore. Per la cultura semitica il cuore è il centro della persona, luogo delle decisioni e delle emozioni. E in questo racconto il Signore ci domanda di non appesantire il nostro cuore mediante dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita; Gesù ci chiede di fare attenzione.

Lo dice perché vuole metterci in guardia dal male e ha il desiderio di proteggerci. La venuta del maligno, infatti, è improvvisa e la pesantezza del cuore è una porta privilegiata per far entrare il maligno nella nostra dimora: dentro di noi.

Lo dice anche perché vi sarà il giorno del giudizio, che piomberà su tutta la terra come un laccio: all’improvviso. In quel giorno, dice Gesù, è bene che siamo pronti con il cuore leggero, affinché Dio, che è giudice di misericordia, riconosca la leggerezza di quel cuore e possa portarci con Lui, continuando ad accordarci ciò che siamo: persone con il un cuore leggero, sincero, vero. Buona giornata.

AVVISO: Preghiamo per il defunto Simon Vago e siamo vicini alla sua famiglia. Le esequie si celebreranno oggi alle 14:30, in chiesa parrocchiale.

La Parola di Dio non passa mai (Lc 21,29-33)

Nel vangelo di oggi il Signore prende le mosse da ciò che abbiamo ascoltato negli scorsi giorni, ovvero dal considerare alcuni avvenimenti, anche catastrofici, che possono capitarci nella vita, come segni dell’arrivo del Signore. Anche in questo racconto del capitolo ventuno di Luca succede qualcosa di simile: Gesù fa notare che, come sappiamo leggere i segni del tempo cronologico o meteorologico, così dovremmo saper leggere anche i tempi della fede, affinché comprendiamo che cosa significhi essere vicini al Regno di Dio.

Questi segni, ovvero quanto ci affidiamo al Signore nei momenti più difficili della vita, li vediamo sia in noi stessi, poiché sappiamo quanto tempo e quanto spazio Gli lasciamo nella nostra vita personale, sia in generale, perché siamo capaci di osservare quanto la fede, in chi ci circonda e nella società, influisca sul vissuto della gente.

Gesù dice che questa possibilità di osservare i fatti e eventualmente di convertirsi, c’è sempre, per ogni generazione, e che il riferimento per leggerli è la Sua Parola, che non passa mai. In questo modo, si compie la scrittura, nella quale si dice che Egli ci è sempre vicino, con il Suo corpo sacramentale e con la Sua Parola: basta ascoltarla! Buona giornata.

Alzate il capo, la liberazione è vicina (Lc 21,20-28)

Nel vangelo di quest’oggi il Signore parla della disfatta di Gerusalemme. Gesù inizia il suo racconto facendo riferimento ad una devastazione della città, circondata dagli eserciti, e continua parlando di vendetta a proposito di fatti che avverranno per l’adempiersi della Scrittura. Ancora parla di grandi calamità e ira contro il popolo, calpestato dai pagani. Ancora si riferisce alla natura e al fatto che anch’essa darà dei segni per indicare i tempi dell’angoscia e della paura, che precederà la morte degli uomini. E tutto ciò dovrà accadere sulla terra!

Certamente di fronte ad una tale situazione la paura e l’angoscia hanno il sopravvento, perché umanamente siamo sopraffatti dal senso di sconfitta e di morte, ma il Signore Dio ci è vicini nella speranza della Salvezza e della liberazione.

Nella parte conclusiva del brano, infatti, la speranza che il Signore infonde ha il sopravvento: ci viene detto che nonostante tutto, nonostante ciò che può capitare nella vita, il Figlio dell’uomo, Gesù Cristo, verrà con grande potenza e gloria, per liberarci dall’oppressione. In quel giorno, che è anche oggi, ci viene chiesto di risollevarci e di alzare il capo, perché la redenzione è vicina. Buona giornata.