ANDARE IN VACANZA

ANDARE IN VACANZA

Avete mai fatto caso dell´ ambiguità della parola feria che da italiani usiamo sia per i giorni lavorativi, sia che per le vacanze?  Feriaae, in latino, significa appunto “festa”. Un invito a trasformare la vita quotidiana in una festa?

Le vacanze sconvolgono un pò il normale ritmo della vita. I negozi cambiano orario, anzi lo riducono; e anche in certi posti le ditte variano il tempo dedicato alla produzione. Eppure, anche Gesù sembra godersi un tempo simile: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un pò”, dice ai Dodici che rientrano dalla loro prima missione.  L´esistenza per i seguaci de Gesù non è fatta soltanto di lavoro. E meno ancora per il lavoro, sia quello manuale, industriale o anche evangelizzatore.

Noi occidentali, non per forza cristiani, abbiamo sviluppato un senso della temporalità abbastanza curioso. Sembrerebbe che tutti perseguissimo le ore e i minuti, e a volte anche i secondi, in vista di qualcosa che siamo obbligati a conseguire. Cosa sia quel qualcosa non lo conosciamo bene: la felicità, la pace, la tranquillità, “il dolce far niente” sono dei nomi che gli attribuiamo.  Felicità e pace e tranquillità e far niente che scivolano tra le nostre mani e davanti a nostri occhi mentre il tempo progredisce e la vita scorre e va via.

Il tempo, però, che Gesù invitava a trascorrere in disparte era anche l`occasione per guardare gli uccelli del cielo che non seminano e non mietono ma trovano sempre l`alimento; per osservare i gigli del campo che non faticano e non filano, e tuttavia vestono meravigliosamente. Una chiamata alla gratuità dell`esistenza. Il dolce far niente trasformato in attività della fantasia, dell´immaginazione, della sensibilità… che tacciono, che preferiscono il silenzio. Insomma, del cuore, il luogo della rivelazione. Il solo strumento capace di percepire la voce del vento dello Spirito, che soffia dove vuole sebbene non sappiamo da dove viene né dove va.

Un tempo di ferie. Un tempo di festa. Sempre Pentecoste.

Un cristiano qualunque – 26 luglio 2021

 

IO SONO IL PAPA’

Forse una bella dichiarazione. Di proprietà dell´altro? Della dipendenza di colui che benché, cittadino di pieno diritto dai 18 anni, devee essere ancora vegliato dai suoi insegnanti alla scuola superiore proprio come un bambino? Di rapporto affettivo, che nasce da un cammino fatto insieme col figlio, da parte di quello che dice di essere il genitore?

Una certa deriva “famigliaristica” nella nostra cultura, che da del “papà” anche al fondatore di una qualsiasi organizzazione, ci porta direttamente al riconoscimento di una proprietà esclusiva sulle idee e quindi le decisioni degli adulti che la reggono. L´ho sentito in questi giorni: “Io sono il papà”. Non uno che ha dato vita ad una intuizione sociale, politica, religiosa, culturale, ecc. Piuttosto uno che trasmette con chiarezza che le idee, umane e benefiche che esse siano, appartengono a lui, sono di sua assoluta proprietà.

Il rapporto padre-figlio è una realtà storica. E allo stesso tempo un qualcosa di complicato, di complesso, messo in discussione sia dal primo che dal secondo a causa del fattore potere in cui entrambi sono sempre coinvolti. Il Signore  Gesù ha chiamato Padre Qualcuno che, pur rimanendo nel mistero, è per lui stesso l´unica vera spiegazione della sua vicenda personale di vita, morte e risurrezione.  E Giuseppe di Nazareth ha trascorso la sua storia, breve per quanto riguarda i dati evangelici, tra il dubbio e la fede a proposito della sua paternità sul figlio di Maria.  In contrasto, dall´inizio del suo libro, l´autore di Don Chisciotte ha fatto la burla sul meritare di essere ritenuto padre delle 800 pagine dell´opera da lui scritta. Appartiene quindi soltanto ai figli identificare come papà qualcun altro.

Eppure ci sono ancora dei cristiani che sostengono di essere “papà” di qualcos´altro. Probabilmente le “madri” di quest´altra realtà, dato che ci siano, potrebbero dire la loro in proposito.  Intanto il Vangelo, invece che di padri e di madri, preferisce parlare di fratelli. Per di più, in un senso assolutamente nuovo.

Un cristiano qualunque – 08 luglio 2021

 

UNA COPPIA ALQUANTO ATIPICA

Ci sono dappertutto. L´uno o l´altro danno identità a paesini, a città, a quartieri, a centri di insegnamento –sia scuole che università-, a ospedali e cliniche, ecc. ecc. A volte sono ambe due, specie nell´ambito cristiano, a intitolare una chiesa, una parrocchia, una diocesi. I santi Pietro e Paolo appartengono ad una antichissima tradizione che normalmente abbina i loro nomi in quell´ordine, per primo Pietro, al secondo posto Paolo. Due seguaci di Gesù. Entrambi chiamati dal Santorale di tutte le chiese cristiane non soltanto apostoli del Vangelo ma anche martiri per quanto hanno testimoniato la loro fede con la morte violenta.

Ma è stato Pietro ad occupare, soprattutto tra i cattolici, il primo posto. La festività dei santi Pietro e Paolo, fissata per il 29 giugno all´inizio dell´estate, è diventata in realtà “la festa del Papa”- Quindi, il buon Paolo è andato ad occupare un posto sussidiario: al punto che lo stesso Santorale, prima della riforma liturgica post Vaticano II, accordava per lui il 30 giugno come celebrazione  secondaria, e non percettuale come lo è stata per parecchi secoli quella del giorno precedente. Al di fuori però di quell´altra della conversione di san Paolo il 25 gennaio. Di san Pietro, invece, si onora la sua cattedra il 22 febbraio; mi son chiesto se non fosse piuttosto questa la giusta giornata per festeggiare il Papa, d´accordo con la vecchia tradizione della successione apostolica che incomincerebbe con l´apostolo Pietro.

Per la maggioranza dei credenti, però, questi non sono problemi importanti: in fin dei conti le commemorazioni liturgiche sono per molti qualcosa di addizionale per la fede in Cristo Signore. Ma ho il sospetto che la mancanza di simpatia nei confronti di Paolo rivela una sorte di predilezione per san Pietro: giusto in quei giorni i miei connazionali colombiani celebrano le fiere di san Pietro, senza san Paolo ma con tanto di liquore e balli in abbondanza. Le sculture e i dipinti di entrambi mostrano un san Pietro anziano, con un cerchio di capelli, con le chiavi (della Chiesa? del Regno dei cieli?) in mano; san Paolo invece appare un pò brusco, rigido, impugnando una spada che lui sembra pronto a brandire contro qualcuno. Sono pochissime le rappresentazioni dell´Apostolo delle genti che gli rendano giustizia: il nostro Duomo di Como, una eccezione, ospita un bel dipinto in cui, sempre accanto a san Pietro, compare Paolo senza la spada ma caricato di catene, come testimonia lui stesso nelle sue lettere ai cristiani.

Non ho mai trovato qualcuno che dia testimonianza di un fatto miracoloso attribuito a san Paolo; sono molti tuttavia i riconoscimenti a san Pietro per più di una guarigione. Non vorrei pensare che la simpatia per Pietro e viceversa quella sorte di antipatia verso Paolo possano rivelare una preferenza per quello che apre le porte del paradiso e, in contrasto, di rifiuto inconfessato per le esigenze della parola del Vangelo che fende le viscere a doppio taglio.

Un cristiano qualunque – 01 luglio 2021

 

CHE DICE LA GENTE CHI SEI TU?

Oltre Al tradizionale “Santorale” della Chiesa cattolica romana, ce ne sono altri, di solito nazionali o regionali. Ed ecco che uno de questi, Santi della tradizione (2016), cerca di portare alla memoria i santi più onorati nel nord della Penisola. Oggi ci propone la celebrazione della festa di Santa Marina, vergine e martire in data non conosciuta.

Eppure Marina sparisce col tempo e viene fuori santa Margherita. Appunto quella che fu inghiottita da Satana che gli apparve in figura di drago durante la sua prigionia prima del martirio, onoratissima al tempo del Medioevo (festività il 20 luglio) sebbene la sua origine storica sia incerta. Margherita scappò dal ventre del dragone squarciandolo col semplice segno della croce.

Addirittura, la santa, presa di mira dalla mitologia e quindi dalle leggende, diventò simbolo della sola bellezza fisica, come quella delle margherite. La devozione popolare decise allora di cambiare ancora il suo nome, e Margherita si trasformò in santa Genoveffa (festeggiata il 3 gennaio), donna virtuosa, simbolo di purezza.

Il racconto non finisce qui. Bisognava sostituire l´antica Margherita riprendendo almeno il suo nome. Verso la fine del Trecento incominciò ad essere popolarissima santa Margherita da Cortona, conosciuta dopo come “la seconda Maddalena” per la sua esperienza –chiesta da lei stessa- della passione e la morte di Gesù anche a livello fisico. Membro del Terzo Ordine francescano nell´Umbria che aveva conosciuto san Francesco alcuni decenni prima, risvegliò una crescente devozione tra i credenti. Sarà celebrata il 22 febbraio.

Molti nomi e molte tradizioni. La Bibbia, sia nella prima che nella seconda alleanza, ci ricorda tanti personaggi con dei semplici nomi, al massimo distinti tra di loro dalla provenienza geografica. È accaduto a Gesù di Nazaret. Ognuno di quei nomi aveva un suo significato. A un dato momento della nostra storia, siccome i nomi si ripetevano senza sosta, furono i cognomi ad acquisire il posto più importante. Saranno “i ri-nomati” (non bastava soltanto un nome), quelli che potevano ostentare un cognome di nobile provenienza ad avere la meglio. Il cognome –e con esso il potere dei soldi- precederà in futuro tanti di noi davanti agli altri. Tanti, ma non tutti.

Un cristiano qualunque – 17 giugno 2021

 

L’ONORE

C´era una volta un mondo in cui l´onore era qualcosa di costruito dalla stessa gente. Donne e uomini onoravano le loro vite nella misura in cui le azioni concrete parlavano della loro dignità, della loro credibilità, quando il dire e l´agire coincidevano nel loro vissuto. A volte accadeva in una tale misura che lei o lui venivano promossi all´onore della santità tra i cristiani. E così onorare i santi non era diverso di riconoscerli l´ integrità della vita.

La storia era partita da una dichiarazione dei dieci comandamenti: “Onorare padre e madre”. Nel suo patto con Israele Dio pensava a dei genitori veri, ciòe quelli che generano dei figli educati alla bellezza, alla bontà, alla verità. Alla vita, insomma.

Ci fu però una epoca che fece una denigratoria lettura della parola biblica. E così “onorare padre e madre” significò da allora che il padre era qualcosa di sacro perchè la Scrittura lo metteva al primo posto; il secondo corrispondeva a sua moglie, niente altro che una aggiunta.

Mentre Gesù affermava che il suo Dio era trinità, quindi una comunità di amore, quel padre si annoiava nella sua solitaria dignità. Siccome non aveva costruito l´onore incominció a esigerlo da parte altrui: doveva essere onorato malgrado le sue fandonie. Fu così che volle farsi pagare i tanti sacrifici assunti a nome dei figli. E l´onore fu messo al primo posto, aldilà della vita stessa che perse dunque il suo significato. Già che era il padre l´origine della famiglia, quindi l´origine della vita, ben poteva decidere sulla vita e la morte non solo dei figli ma di tutti gli altri. In fin dei conti era lui, il maschio, il garante di un diritto concessogli da Dio stesso.

A un certo punto, Eva ed Adamo scoprirono nel giardino di Eden che erano nudi. Il chè vuol dire che divennero coscienti della loro realtà. E se quel padre di cui parliamo scoprisse la sua nudità…

Un cristiano qualunque – 08 giugno 2021

 

CHE SOFFRANO PURE

È da due settimane che da italiani siamo sconvolti per l´incidente sulla seggiovia di Stresa. E via via si aprono le inchieste al fine di appurare la verità sull´accaduto, l´opinione pubblica si appresta a condannare i funzionari coinvolti nel caso. Una opinione, dettata dal dolore, l´hanno espressa pure i famigliari delle vittime. Qualcuno ha detto chiaramente: “I responsabili devono pagare, e anche soffrire”.

Non è bello vedere che, anche i cristiani, si accaniscono come tutti su quelli che vengono considerati in qualche misura dei malvagi: siano essi ladri, o assassini, o omicidi, o pedofili, o stupratori, ecc.ecc. Come se la responsabilità dei mali procurati a degli innocenti e soprattutto le vite trucidate non fossero qualcosa di sufficiente per semplicemente stupirci di fronte alla mutabile e povera natura umana. Che è addirittura la nostra, la mia natura umana. La stessa che secoli indietro in una piazza di Gerusalemme gridava: “Crocifiggilo!”. Non era la stessa situazione del fatto accaduto di recente. Ma in parte gli somigliava. Senza un giusto giudizio, il già condannato per dei motivi non chiari veniva destinato non soltanto al castigo ma a quello più ignominioso, fatto di sofferenze inumane e quasi indescrivibili. L’esemplarità della tortura soddisfaceva in qualche modo i supposti misfatti.

Gli storici hanno chiarito che la legge del taglione, quella dell’ “occhio per occhio e dente per dente” è stata un mitigamento di altre abitudini legali che si incallivano sul colpevole –tante volte non verificato- di un malefatto.  Una legge, quella del taglione, creata dagli ebrei nei tempi antichi. E noi, che osiamo chiamarci sfacciatamente “il nuovo popolo di Dio”, siamo rimasti ancor più indietro a loro?

Un cristiano qualunque – 03 giugno 2021

 

UN CONSIGLIERE SBAGLAITO

Bonifacio ViII. Un papa consegnato all´inferno dal Dante come traditore. Sono però in pochi a ricordare che davanti ai legati del re Albrecht I, uno degli Absburgi che domineranno Europa in futuro, dichiaró due anni prima del 1300: «Io sono il Cesare, io sono l´Imperatore”. Comunque non era lui il primo ad ambire a quei titoli.

La storia era antica. Incominciata in largo anticipo su quella di Gesù di Nazaret. Lui, i suoi, litigiosi su chi doveva esere il più importante tra loro, li aveva avvertiti: “I re delle nazioni le governano e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Non sarà cosi tra voi, ma chi e piú grande diventi come il pù piccolo, e chi governa come colui che serve… Io sto in mezzo a voi come colui che serve”. I secoli successivi dimostreranno, anche all´interno della Chiesa, che Gesù aveva ragione. Una lunghissima catena di ambizioni di potere si succederano a tutti i livelli: papi, vescovi, preti, diaconi, laici, monaci, monache… Nessun ruolo nella comunità dei credenti eviterà di essere coinvolto in quella scia. E più di un reato giudiziario e altri delitti saranno commessi in nome del potere, nascosto alle spalle dell´autorità sugli altri derivata dalle funzioni pastorali proprie di un sacramento, l´ordine o il solo battesimo. Un´autorità peraltro diventata anch´essa qualcosa di divino.

Uno storico cattolico della Chiesa raccontava qualche anno fa che un giorno guardava le immagini televisive susseguite ai funerali di papa Giovanni Paolo II.  Era accompagnato da un colega teologo, cattolico anche lui: “Queste persone –ha detto il suo amico- non rendono culto a Dio, rendono culto al papa”. “A un papa –aggiungeva lo storico, spagnolo tra l´altro- vestito con gli stessi colori, bianco e porpora, indossati dagli imperatori romani, e in piazza san Pietro, un palcoscenico che sarebbe invidiato dagli stessi imperatori”.

Belle tradizioni, dirà più di un credente entusiasta. Che non riescono però a evidenziare con assoluta chiarezza il solo potere consigliato alla Chiesa di Cristo Gesù: il potere del servizio.

Un cristiano qualunque – 28 maggio 2021

GIUDICI O FRATELLI?

“Tutti fratelli, fratelli tutti” ha ribadito il papa alcuni mesi fa. Altrimenti, come Mahatma Gandhi avvertiva, “occhio per occhio e il mondo diventerà cieco”. Una lettura, quella di Francesco, di molti brani evangelici tra cui uno poco  conosciuto: “Amico, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. È Gesú che risponde a una questione che le presenta uno dei suoi ascoltatori: “Maestro, dì a mio fratello che divida con me l´eredità”.

Proprio come ai tempi attuali: guardate l´eterno litigio, fatto di morte e distruzione, tra lo stato d´Israele e una Palestina che cerca di diventare paese. Stessa origine quello dei due popoli, una storia condivisa da secoli. Eppure, la supposta fraternità ha provocato una inimicizia che dura fino ad oggi.  L´Alleanza iniziata dal Dio confessato dall´Israele biblico è sboccata per molti israeliti in una questione soprattutto giuridica: se venivano assolti determinati riti e norme, il Dio dei patriarchi e dei profeti, di Giuditta e Sara, di Esther e Rut, quello di Davide e Salomone proteggerebbe i suoi, vale dire, il solo Israele. Un Dio, insomma, giudice degli uomini e tra gli uomini.

È qualcosa di abituale tra noi che anche i social media vengano usati per condividere le nostre opinioni sull´attuale guerra tra i due paesi. Vale la pena però stare attenti al modo in cui lo facciamo, perché rischiamo di offendere tante sensibilità diverse. C è uno stile francamente fraterno per impostare le discussioni e ce n’è uno ostile. Forse quest´ultimo ci riporta al giudizio sugli altri. Allora, perchè non mettere in discussione piuttosto il stile proprio di vita ed i propri valori? Probabilmente scopriremmo che anche il Dio di Gesù ha rinunciato ad essere giudice tra noi. E su di noi stessi.

Un cristiano qualunque – 20 maggio 2021

 

DIGNITÀ E CREDIBILITÀ

Qualche giorno fa papa Francesco ha beatificato “il giudice ragazzino”, nato in un piccolo paese della Sicilia, Rosario Livatino (*1952 +1990). Assassinato dalla mafia contro la quale lottava, a soli 37 anni aveva incarnato nella sua professione le parole con cui il messale romano iniziava la celebrazione della festa di un giovanissimo nobile polacco che, scappato dalla sua famiglia, arrivò a Roma per farsi gesuita ma morì poco tempo dopo non appena compiuti i 18 anni. Il ragazzo si chiamava Stanislao Kostka (*1550 +1568). Ecco l´introito della messa: “Giunto in breve alla perfezione, ha conseguito la pienezza di tutta una vita” (Sap 4, 13).

La promozione di Livatino a beato accade nel bel mezzo di un complicato andirivieni tra i magistrati italiani che discutono sulla loro maggiore o minore dignità nell´esercizio delle rispettive cariche. Forse una frase pronunciata da Rosario in occasione di una delle tante minacce a lui pervenute dai suoi nemici potrebbe servire a portare un po’ di chiarezza: “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”. Il che vuol dire che la dignità dipende dalla credibilità del proprio agire, della propria vita.

I racconti evangelici della passione di Gesù, dalla cena ultima fino alla croce, servono da cornice a una lunga discussione tra diversi giudici: Anna e Caifa, due sommi sacerdoti che si odiavano a vicenda mentre la legge ebrea non ammetteva che uno solo con quel titolo; Ponzio Pilato, il procuratore romano, un uomo crudele e, allo stesso tempo, debole; il popolo, che senza un rappresentante legale incalzava per una decisione contro un accusato di delitti senza prove; da non dimenticare anche Giuda, che si prende la responsabilità di giudicare il suo Maestro consegnandolo ai carnefici. Personaggi non soltanto codardi ma disposti pure alla menzogna per via dei propri interessi. Insomma, indegni.

Più che credenti, credibili. Perché senza credibilità anche la fede, qualsiasi fede religiosa, diviene una ingombrante falsità.

Un cristiano qualunque – 12 maggio 2021

 

CI SONO NUMERI E CI SONO PERSONE

Numeri, cifre, percentuali, calcoli… Siamo più che abituati a queste realtá che servono a gestire la vita pubblica per quanto riguarda l´economia, la salute, la politica, l´educazione, pure il credo religioso. Senza delle previsioni, che vengono espresse anche in cifre, una nazione non può garantire ai suoi cittadini un´esistenza degna e giusta.

Perfino Gesù ha fatto dei calcoli in una delle sue parabole. Un re che vuol fronteggiare un esercito di un altro sovrano dovrà sottostare alla quantità delle sue risorse, al totale dei suoi guerrieri, per vincere il nemico: sarebbe sciocco caricare contro l´altro se le proprie cifre mettono in evidente svantaggio.

I romani invasori e sfruttatori degli ebrei ai tempi di Gesù si vantavano della superiorità numerica delle loro truppe. Le temibili legioni dell´impero romano avevano ormai conquistato mezzo mondo e continuavano le campagne sul resto. Uno dei tanti centurioni va però dal Signore in cerca di aiuto per un suo servitore malato. Le diverse traduzioni del termine greco usato dal Vangelo per designare un giovane, ovviamente ebreo, che sarebbe incaricato delle faccende domestiche del romano, non rendono un´idea chiara del vincolo tra i due. Sono parecchi gli studiosi dei testi biblici che identificano le parole del centurione in “il mio figliolo”, “il mio fanciullo” con un rapporto omosessuale. Niente di inaspettato in un´epoca in cui queste relazioni, specie all´interno dell´alta ufficialità dell´esercito romano, erano qualcosa di normale.

Eppure per Gesù quel centurione e quel fanciullo non sono numeri nè cifre  statistiche da archiviare dentro una cartella targata “omosessuali”. Invitato dal romano con sorprendente coscienza della sua indegnità a visitare il giovane, il Signore lo fa rientrare a casa, assicurando lui che da quello stesso istante la sua richiesta era stata ascoltata.

Un cristiano qualunque – 04 maggio 2021

 

“VA’ ALL’INFERNO!”

L´inferno è un tema antichissimo nella nostra cultura. Serve non soltanto a molte religioni, anche alla vita quotidiana.

I colpevoli di certi peccati, selezionati sempre d´accordo con la mentalità delle diverse epoche e non per forza dai testi fondativi delle religioni, avranno come destino definitivo l´inferno, cióè, le regioni inferiori della terra stessa, lontani comunque dal cielo. Le regioni superiori, i cosidetti cieli, sono residenza definitiva dei giusti, che guarderanno i condannati dall´aldilà delle nuvole e le stelle senza possibilità di comunicare con loro; le sofferenze peggiori sono scontate per i dannati.

Nelle case, gli uffici pubblici e non, le fabbriche e anche per le strade, quel “va all´inferno!” è diventato un insulto corrente, troppo corrente. Senza mai arrivare a quel silenzioso ma crudele compiacimento dei testimoni che fanno vedere i film sull´esecuzioni nel braccio della morte, noi italiani, se troppo arrabbiati, spediamo volentieri gli altri fuori dalla vista dei comuni mortali.

Le prime pitture cristiane di Gesù risorto non mostrano mai il momento stesso dell´uscita dal sepolcro: quelle che abbiamo sono molto posteriori. I cristiani orientali dipingono il Risorto nella sua discesa agli inferi, ai luoghi inferiori, dove aspettano il Messia matriarche e patriarche, profetesse e profeti, regine e re, e tutti i giusti morti prima del suo arrivo, ad incomminciare da Eva ed Adamo.

Se il Risorto è andato prima di tutto all´inferno per liberare dalla morte coloro  che si sono affidati all´amore di Dio, forse l´inferno meriterebbe uno sguardo diverso. Almeno da parte dei cristiani.

Un cristiano qualunque – 30 aprile 2021

 

ALLE PRESE CON LA MORTE

Facciamo volentieri le preghiere per gli altri. Raccomandiamo a Dio la vita dei nostri cari, dei malati, dei poveri conosciuti e non conosciuti, del giornalaio che frequentiamo, delle impiegate del negozio alimentari vicino a casa, dell’amico prete, a volte di qualche nemico e cosi via. Ma di rado, forse mai, includiamo nella preghiera i becchini, gli addetti ai servizi funebri.

Eppure, anche loro hanno bisogno come tutti gli altri, come noi. E nutrono ricordi del passato ormai vissuto coi suoi dolori e le sue gioie. Una coppia aspetta il loro rientro a casa per abbracciare i bambini e riposarsi tutti  insieme. E, come tanti tra noi, sono preoccupati di arrivare alla fine del mese col necessario per pagare le tasse e saldare i debiti. Si sentono sempre in bilico i becchini tra l´avvenire personale –se vivranno ancora più o meno anni- e il futuro lavorativo, nonché il futuro famigliare.

Certo che non li includiamo nelle nostre preghiere per cattiveria, ma per semplice paura. La mia e la tua inconfessata paura della morte di cui loro si occupano ogni giorno. Un mestiere che è diventato, da alcuni secoli, una vera professione. Ai tempi antichi, i morti venivano seppelliti dai loro congiunti e amici. Anche la prima alleanza (il Vecchio Testamento) narra il fine vita dei patriarchi, di qualche re o profeta con toni alquanto solenni, compresa la sepoltura. Gesù stesso ha meritato un seppellimento misericordioso da parte di discepoli “nascosti”, e le pie donne che sono diventate le prime testimoni della resurrezione andavano in realtà al suo sepolcro per ungerlo un´ultima volta.

I becchini in tutto il mondo han dovuto rendere l’ultimo omaggio a tanti morti del coronavirus, tumulati per forza nel silenzio, lontani dalle loro famiglie e dagli amici. Anche se non li conoscevano. Meritano senz´altro la nostra simpatia e solidarietà e il nostro rispetto. Anche nella preghiera.

Un cristiano qualunque – 22 aprile 2021

 

UNO SBAGLIO NEL VANGELO

È vero che non tutto ciò che leggiamo nei Vangeli racconta fatti storici  verificabili. Lo sapevano gli stessi Evangelisti che preferivano usare dei simboli (anche linguistici) per annunziare agli altri, non testimoni della presenza di Gesù come loro, una esperienza che sentivano fuori dal comune.  Una usanza generatrice di tante difficoltà nel capire certi termini, usati da tutti i quattro, nel modo di scrivere in una lingua che, ahimè!, metteva assieme l´ebraico e il greco; lontana quest`ultima per noi, da specialisti la prima.

Ad esempio, se leggiamo il testo evangelico ci sembra che Gesù non si sia tanto interessato ai malati come tali, quanto ai poveri: mettere al primo posto i poveri è stata la sua opzione, e dovrebbe quindi essere la nostra. Ma, nelle nostre società del benessere, non sono per caso molto più abbondanti i malati che i poveri, specie in Italia che tra i paesi del mondo si piazza seconda e, in Europa, prima per maggioranza di anziani?

“I poveri infatti li avete sempre con voi” afferma Gesù nei pressi di Gerusalemme nei vespri della sua passione. Economisti e sociologi sono d´accordo nel sostenere che sia stata l´attuale pandemia una delle cause dell´arretramento e del ritardo nelle soluzioni alla povertà. Ma buona parte dei nostri anziani e non pochi adulti vanno incontro alla morte per diverse malattie: il coronavirus ne è una prova inconfutabile. Allora, non sarebbe più giusto mettere al primo posto piuttosto i malati?

Siamo però noi, e mica il Vangelo che include sempre i malati tra i poveri, che abbiamo trasformato il sostantivo, il nome povero, in un sussidiario aggettivo. Ed eccoci a parlare di “povero malato”, “poveri infermi”, “poveri ricoverati ospedalieri”, “poveri pazienti in cura”. E non soltanto ora ma anche nel mondo pre e post pandemia cerchiamo di prendere il largo davanti ai malati e ai centri che li accolgono. È giunta l´ora di cambiare il modo di esprimerci: “poveri perché infermi”, “poveri perché malati”, “poveri perché ricoverati ospedalieri”, “poveri perché pazienti in cura”. Insomma, perché bisognosi di misericordia, una misericordia che scaturisca dalle nostre viscere. Come quella di Gesù nel suo agire coi malati.

Un cristiano qualunque – 14 aprile 2021

 

IN TESTA ALLA CLASSIFICA O NIENTE!

Da tanto tempo a questa parte essere il primo in classifica è “figo”, anzi, una condizione necessaria per vivere da veri uomini. E, negli ultimi decenni, da vere donne. Gli altri, quelli che nella vita arrivano secondi o terzi, non valgono un granché. O sono io la campionessa, il campione, o non sono nessuna, non sono nessuno.

I secondi e i terzi posti sembrano essere considerati semplici premi di consolazione nelle gare olimpiche e in quelle della tivù. Al punto che il colore stesso delle medaglie e dei piccoli aggeggi che simboleggiano la collocazione non sono luccicanti come l´oro, risultano un pò sbiaditi per il nostro gusto. Che più di una e più di uno di quei secondi e terzi classificati abbiano preso una qualsiasi cattiva strada o, al limite, il suicidio sarebbe scontato: “ci voleva pure un pò di dignità”, ha detto qualche faccia di bronzo.

C´è un piccolo dettaglio nei Vangeli che viene fuori soltanto all’ascoltatore  attento. La notte prima della sua condanna a morte, il signor Gesù ha lavato sì i piedi ai suoi discepoli e alla fine ha ripreso i suoi vestiti… ma non si è tolto il grembiule che aveva indossato per la lavanda. Vuol dire che il Messia, una volta risuscitato, proclamato Figlio di Dio, ha continuato ad essere servitore, anzi, schiavo degli altri. Non si è messo neppure al secondo nè al terzo posto ma all´ultimo.

Potrebbe allora un battezzato che si vanta di chiamarsi suo discepolo essere contento di prendersi un qualsiasi posto nella classifica della vita?

Un cristiano qualunque – 06 aprile 2021

SI È ADDORMENTATO NEL SIGNORE

L’espressione, che riprende degli usi molto antichi tra i cristiani, appartiene ai manifesti funebri in alcuni paesi. In Italia il linguaggio è più famigliare: “è mancata, è mancato all´affetto dei suoi cari”, “ci ha lasciati” e così via. Il Vangelo però sembra schietto per annunciare la morte di qualcuno.

Nello stesso senso, l´umanissima esperienza del sonno non ha negli evangelisti qualcosa di bello. Un esempio, il racconto dei tre Sinottici del gravoso addormentarsi dei discepoli di Gesù nel frantoio (Getsemani in ebreo) del monte Olivetto a Gerusalemme. Tra poco il Maestro sarà frantumato, proprio come il frutto degli ulivi; nel frattempo, i suoi amici più intimi dormono. “La mia anima è triste fino alla morte” li ha avvertiti Gesú nel staccarsi da loro per pregare. Tuttavia i suoi eletti si son lasciati vincere dal sonno.

Ha sudato pure del sangue Gesù, secondO di Luca. Nel mezzo della sua tristezza e angoscia tornerà per ben tre volte da loro, magari in cerca di qualche parola di comprensione; ma quelli che hanno condiviso con lui la cena ultima “non sapevano cosa rispondergli perchè i loro occhi si erano fatti pesanti”. Nemmeno Pietro reagisce, il solo a cui il Maestro rivolge la sua protesta. Poco dopo, gli si avvicinerà il traditore.

Gesù che in quest´occasione invita i suoi a “vegliare e orare” è lo stesso che qualche giorno prima, entrato a Gerusalemme per l´ultima volta, ha raccontato la parabola delle dieci vergini, cinque sagge e cinque stolte: dovevano vegliare perché lo sposo era atteso da un momento all´altro. Sebbene “tutte quante si assopirono e si addormentarono”, alla fine le stolte, non previdenti a differenza delle sagge, trovarono rinchiusa la porta della sala di nozze. La festa del Risorto.

Due atteggiamenti diversi per questa settimana che, volentieri, chiamiamo “santa”.  A noi da scegliere: c´è sempre, addirittura, la possibilità di non “addormentarsi nel Signore”.

Un cristiano qualunque – 29 marzo 2021

 

DISTRUGGERE, COSTRUIRE

Sono passati due anni dall’incendio cha ha malridotto Nôtre Dame a Parigi. Di recente, nella foresta di Jupilles in Francia, una quercia secolare è stata tagliata perché serviva alla ricostruzione dei tetti della tanto famosa cattedrale.

Donne e uomini che noi non abbiamo conosciuto hanno lavorato lungo tempo, tanti secoli addietro, per creare la città di Palmira, fino a pochi anni un gioiello della Siria e un tesoro di storia antichissima per l´umanità. Messa in rovine dai terroristi dell´ISIS nel 2015, archeologi, architetti e centinaia di operari si son messi all´opera per ripristinarla.

“Distruggete questo tempio e io lo ricostruirò in tre giorni” –ha dichiarato Gesù di fronte ai suoi ascoltatori, tra loro molti che aspettavano una parola sconveniente per accusarlo. E allora l´hanno trovata, pochi giorni prima della sua morte. Ciechi e sordi per capire che lui parlava del suo stesso corpo e non del tempio di Gerusalemme che si ergeva vicino al luogo in cui discuteva con loro.

La differenza tra la cittadina siriana e la chiesa parigina è palese: i monumenti possono essere rimessi in piedi, almeno simili a quelli di una volta; la vita umana, invece, marcia sempre verso una morte inesorabile. Quindi, la “ricostruzione” a cui allude Gesù è qualcosa di assolutamente nuovo; la chiamiamo risurrezione, vita definitiva senza morte. Ci vorranno addirittura “tre giorni” per raggiungerla; vi ricordate che è stato nel terzo giorno, e proprio in un giardino nell´Eden, che il Dio creatore ha modellato Adamo, donna e uomo?

Un cristiano qualunque – 23 marzo 2021

 

“CONDANNATI” A MORTE

“Ho fatto testamento prima di vaccinarmi”.  La solita corsa contro la morte. Al contempo, ci sono in tanti che non hanno avuto qualche ora per esprimere e firmare le loro ultime volontà: l’anziana senza badante nè parenti che muore da sola a casa sua; il senzatetto spento da un momento all´altro sul marciapiede; il bambino che, imbarcato su una zattera, in cerca della libertà ma affogato, è riportato dal mare sulla spiaggia di un paese strano… Anzi, nessuno aveva neppure qualcosa da lasciare in eredità ad altri.

Paura della morte. Della sorella morte che ci accompagna dall´istante della nascita. “È della morte l´unica cosa di cui possiamo essere assolutamente sicuri” –dicono da secoli gli antenati. Oggi preferiamo non pensarci come se fosse qualcosa di non veritiero. Facciamo il possibile, e a volte anche l´impossibile, per allontanarla dai nostri progetti. Non manca qualcuno che raccomanda di prenderla in giro col sorriso ironico del sapiente che crede di aver imparato a vivere un pò meglio. La morte però resta lì, accanto e di fronte a noi, imperturbabile.

La condanna a morte emessa da un tribunale continua ad essere in discussione a livello internazionale. C´è stato però uno che l´ha assunta non da impavido ma come ovvia conseguenza dei suoi atteggiamenti davanti alle ingiustizie e le idolatrie, che sorgeva inevitabile dalla sua missione. Gesù di Nazareth marcia, sofferente ma sereno, verso Gerusalemme dove i suoi detrattori si erano accordati per assassinarlo. La narrazione degli evangelisti lo mostra indifferente a questi piani. Che erano scontati, aveva sottolineato lui stesso con frequenza durante la sua breve vita. Non arretrerà neanche all´orto del Getsemani, angosciato perchè preferirebbe una svolta diversa per la sua storia.

Italia, “secondo paese al mondo e primo in Europa, per aspettativa di vita”. Attenti però: i soliti tre anni di “vita pubblica” di Gesù, come ci veniva raccontato a catechismo, secondo gli studiosi sono da ridurre, in realtà, ad un anno e mezzo al massimo. Dunque?

Un cristiano qualunque – 19 marzo 2021

 

MIMOSE PER LE DONNE

Lo scorso 10 gennaio papa Francesco ha indetto un motu proprio col nome Spiritus Domini: è sempre Lui quello che ispira tutti e dona il respiro nella Chiesa e nel mondo. Il documento estende i ministeri laicali, riservati per ben 39 anni ai soli maschi, anche alle donne.

“Ministero dell´altare” e “Ministero della parola”. In effetti, come di solito accade nelle chiese cristiane dove i fatti precedono le politiche, tante ragazze e tante donne di tutte le età svolgevano da tempo questi due compiti nelle nostre comunità; e molte altre responsabilità.  Un bel mazzo di mimose in anticipo sulla loro festa è stato regalato dal Papa alle donne cattoliche.

Ambedue i ministeri coinvolgono per un servizio comunitario, anzi ecclesiale e perciò responsabile, quelle donne che fanno un passo avanti per assumersi una delle due funzioni. Responsabilità vuol dire preparazione, prendersi sul serio l´incarico volontariamente assunto.

Di solito nelle parrocchie italiane il servizio dell´altare viene assolto dalle ragazze con la dovuta serietà: non vorrei però sospettare che più di una agisca in questo modo proprio perchè è in mostra davanti ai fedeli; in tanti momenti anche i loro compagni maschi si comportano in modo analogo.

Confesso tuttavia che da tempo io sperimento un forte disagio nei confronti di molte giovani e molti giovani, adulte e adulti ai quali sono state affidate le cosiddette “letture bibliche”, compreso il salmo responsoriale e la “preghiera dei fedeli” (che non è l´unica durante la Messa…). Sembra che facciano concorrenza alla Formula 1… Chissà se capiscono quello che leggono. Alla fine della lettura resta soltanto un labirinto di parole senza senso che non sveglia niente nell´assemblea.

Perché una cosa è leggere per se stessa o per se stesso -magari comprendendo il testo!- e un’altra assolutamente diversa proclamare la Parola, una parola che suscita vita, e vita messa in questione, dal momento in cui è ascoltata. “La Parola -quella delle Scritture- è una spada a doppio taglio”, scrive la lettera agli Ebrei. Lo sapete cosa fa un’arma del genere quando ci trafigge?

Un cristiano qualunque – 09 marzo 2021

RISPETTO… DELLE APPARENZE?

“Il più importante compito dello spirito umano è l´ingegnarsi per ingannare se stesso”. Lo diceva un nostro antenato italiano, Pietro Aretino che, nato alla fine del Quattrocento, si inorgogliva di autodefinirsi “figlio di cortigiana con anima di re”.

Uno dei pochi che non ha avuto cura delle apparenze. Ben potrebbe essere accusato di mancanza di rispetto. Nei riguardi di chi? Di qualcuno che si vanta della sua galanteria nell’essere garante dell’ordine pubblico e, al contempo, appoggia quelli che scelgono di violare le leggi che in pandemia ordinano di chiudere qualche servizio. Di qualcuno che, per il consenso, abbassa la testa e chiude gli occhi davanti all´ingiusto trattamento di un immigrato. Di qualcuno che dice di offrire pubbliche scuse per la non osservanza di qualche regola sociale e allo stesso tempo contamina la salute umana buttando sulle strade dei paesi la spazzatura da lui prodotta.

Nel nostro regno delle apparenze, il Gesù dei Vangeli non si è mai curato di essere galante, e neppure ben educato nei confronti altrui. Non sono affatto nè amichevoli nè affettuose le prime sue parole, testimoniate dal evangelista Giovanni: “Donna, che vuoi da me?” rispose alla propria madre, la quale  cercava l´aiuto del figlio per una coppia di nuovi sposi durante la festa di nozze. Gesù appare addirittura ben poco ossequioso davanti al suo primo discepolo, Natanaele, e anche a Nicodemo, discepolo anche lui ma in segreto,  quando sia l´uno che l´altro incominciano, pieni di complimenti, il dialogo con lui. Peggio ancora: Pietro, la semplice pietra fatta roccia sulla quale Gesù costruisce la sua chiesa, è chiamato da lui “Satana” quando vuole allontanarlo dalla sua missione.

La Quaresima ci ricorda che siamo fatti anche di creta. Un materiale sgretolabile. A cosa giova continuare a ingannarci?

Un cristiano qualunque – 01 marzo 2021

FIDUCIA

In Italia, oggi, si fanno ovunque dei discorsi sulla “fiducia”. È vero che la circostanza è quella di un nuovo governo. Ma cosa vuol dire fiducia?

C´è la fiducia in se stessi. C´è la fiducia in un’altra, in un altro. C´ è pure la fiducia nel cammino dell´umanità verso un domani migliore. C´ è anche la fiducia in Dio… e con questa è venuta fuori una lunga discussione che ha provocato uno scisma all´interno della Chiesa sei secoli fa. Ma ci sono anche la mancanza di fiducia in se stessi o negli altri, l´insistenza su un futuro peggiore per l´intera razza umana, e addirittura la rinuncia alla fiducia in Dio, cioè, alla fede in Lui.

Diverse vicende, fatte di umanissime sofferenze, spiegano queste situazioni. Quindi non sono quelle il problema. Esistono delle peggiori mancanze: le contraffazioni della fiducia. Una prima: l´amico che si prende la fiducia dell´amico grazie al quale riesce a farsi vaccinare contro il virus prima degli aventi diritto (“più del 45% degli effettivi vaccinati in provincia di Como”). Una seconda: quelli che copiano a scuola o all´università approfittando dell’invisibilità (“i furbetti non mancano mai”, dicono i docenti, dalle elementari alle superiori) che viene loro favorita dallo schermo per l´assenza fisica dell´insegnante.

Poi, tutti quanti vanno in chiesa a farsi imporre le ceneri. Un segno penitenziale con cui s´inizia la conversione, la restaurazione della fiducia. Verso che cosa? Verso questo?

Un cristiano qualunque –  22 febbraio 2021

FEMMINICIDIO

Non in settimana ma di recente siamo tornati agli stessi titoli che parlano di un nuovo “femminicidio”. Come se “omicidio” avesse a che fare soltanto coi maschi. Più di 90 casi nel 2020, nonostante la pandemia e anche proprio per essa: una donna morta perchè donna, in Italia, ogni quattro giorni. È vero che uno stupro di una ragazza o di qualsiasi donna è proprio ripugnante. Ma l´assassinio di una femmina qualunque mi lascia senza parole.

Perdere la testa, rabbia e anche furia, per il tradimento della fidanzata o della moglie con un altro, liti sull´ educazione dei figli, problemi finanziari, interventi abusivi dei suoceri o parenti altrui, non curanza delle dovute attenzioni al coniuge, mancanza di accoglienza davanti ai complimenti del corteggiatore, ecc. ecc. Sono tutte scuse, da non finire mai, che talvolta arrivano ad essere affrontate, perfino in tribunale.

Mi viene in mente l´atteggiamento di Gesù nei confronti della Samaritana, malgrado i suoi cinque mariti: assenza assoluta di critica per quel motivo, invito ad aprirsi a una nuova realtà. Peggio ancora, il suo incontro con la donna curva perchè posseduta da un demonio: osa trasgredire pure il sabato imponendo le mani su di lei, una che secondo i religiosi del tempo era peccatrice.  Altri tempi, diranno in tanti. Anche per noi cristiani?

Un cristiano qualunque – 15 febbraio 2021

UN FATTO ALLA SETTIMANA AGLI OCCHI DI UN CREDENTE

Quanti sono i fatti che accadono! Quante le riletture che vengono fatte dai giornali! Ognuno legge a partire dalle proprie convinzioni. La realtà, nella cruda cronologia dei fatti è oggettiva, ma nella sua comprensione ha a che fare con un criterio interpretativo. È per questo che abbiamo pensato a questa sezione: prendere un fatto della settimana e provare a leggerlo con gli occhi di un credente. in questo caso, è il nostro amico Albert che si prende l’onere di offrirci questa prospettiva di fede.