LO SCARICABARILE

LO SCARICABARILE

Che il diavolo, si chiami Satana o Demonio, esista o meno sembra una questione superata da quasi mezzo secolo. Ci sono i convinti della sua stazza, che non sarebbe proprio inoffensiva. E ci sono quelli, invece, che ridono davanti alla sola possibilità che lui campi ancora nel mondo: “è morto da tempo, anzi non abbiamo mai avuto un personaggio del genere!”. Soltanto per verificare quanto la paura che il diavolo ispirava anni fa, avvertiamo che mentre i film horror agli anziani di una volta facevano ribrezzo, i giovani di questi tempi li adorano.

Il fatto è che il compagno Satana è diventato un vero scaricabarile sia per i suoi seguaci, sia per i suoi avversari. Giustifichiamo le nostre irresponsabilità perché la vera colpa è assolutamente sua. Ci difendiamo così delle brutte figure, convinti come siamo della nostra incorruttibile degnità, perché in fondo lui continua ad essere il fastidioso e sudicio “nemico di natura umana”, secondo i medievali. Se offendiamo qualcuno tocca a lui pagare il conto. Non altro che lui sarebbe l´autore dei virus che ci mettono in quarantena, delle guerre che uccidono a vanvera, delle avversità di ogni genere, di quanto ci nega le possibilità di vivere a nostro agio.

Vivono accanto a noi molti che scherzano davanti alla storia dei primi abitanti del paradiso, di quella “mela” –ma non lo era- che i maschi hanno dipinto o scolpito da secoli in mano alle donne… senza ignorare quelli –sempre maschi benchè non manca qualche donna addomesticata- che volentierissimo guardano a Eva, la madre dei viventi, come la prima discepola dello sgradevole Satana. Eppure Caino ed Abele e i loro successori fino alla torre di Babele e al diluvio, stavolta universale, insistono sulla realtà dell´esistenza di qualcosa nel cuore dell´uomo, lei e lui, che man mano si allontana dalla bontà per cui il JHWH creatore l´ha messo nel mondo. “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione”, avverte Gesù ai suoi nel giardino degli Ulivi la notte in cui loro saranno messi alla prova davanti al fallimento della sua vita.

Un cristiano qualunque – 16 maggio 2022

 

EVVIVA LE MAMME

Nella seconda metà dell’Ottocento due donne statunitensi, madre e figlia, ottennero, secondo molte altre connazionali, una conquista: un giorno di festa speciale per le mamme, del loro paese ovviamente. In realtà, volevano creare l’amicizia tra le madri dei soldati, caduti o sopravvissuti alla conflagrazione tra il nord e il sud. La cosa è diventata quasi universale, almeno per l´Ovest del mondo che la celebra volentieri. Una piccola lite emerse un po’ dappertutto con l’andare dei tempi, se la data doveva essere quella della seconda domenica di maggio o, di preferenza, la più vicina all´arrivo dello stipendio quindicennale… Sempre i soldi!

Non manca però un´altra opinione sull´origine della festività. Sarebbe piuttosto una vendetta. E una vendetta insieme silenziosa e graziosa. Nessuno si rifiuterà di festeggiare la propria madre, le madri della sua famiglia e anche quelle degli amici. Ci mancherebbe! Ma, in fondo, le mamme, messe sempre al secondo posto in famiglia – perchè la casa, i beni tutti e perfino i figli appartenevano al padrone, l´eterno maschio, eletto dal buon Dio (¿?) a dominare la scena -, se ne sono stufate e hanno incominciato a dire la loro. Almeno un giorno durante l´anno sarebbero colme di regali, celebrazione della messa con tale intenzione, e a volte qualche passeggiata o piccolo viaggio in famiglia.

Eppure, quando a casa della madre arrivano a festeggiarla fidanzate e fidanzati o, ahime´!, le mogli o i mariti dei figli, accompagnati tutti dai loro bambini e a volte già cresciute o cresciuti… la povera mamma resta condannata ad ospitare tutti nel suo focolare. In fine dei conti il focolare di mamma è sempre il migliore! E a far da mangiare e da bere per l´intera troupe. Dovrà accontentarsi coi regalini di ognuno degli autoinvitati.

Mi son reso conto che nel Vangelo l´unica donna indaffarata coi mestieri di casa non è nemmeno una mamma. Marta si “guadagna” da parte di Gesù un delicato e anche preciso rimprovero quando protesta perché sua sorella Marta non l´aiuta ma preferisce rimanere ad ascoltare lui. Di fatti le mamme di cui parlano gli evangelisti non sembrano avere molto a che fare con quelle attività domestiche; forse soltanto la suocera di Pietro?

Benchè sia bello celebrare il compito di madre in data speciale, le mamme hanno bisogno di attenzione tutti i giorni dell´anno. Lontano da noi il diventare bamboccioni. Piuttosto figli sempre riconoscenti del regalo di averne avuto una.

Un cristiano qualunque – 04 maggio 2022

 

NIENTE SARÁ COME PRIMA

Che le cose non saranno mai come erano prima della pandemia lo sappiamo tutti. Il problema è che, al di fuori de periodo del covid, le cose non sono mai state uguali nel corso dei mesi e degli anni. Il malefico virus ha soltanto svegliato in noi la coscienza della costante variazione dei tempi.

Eppure proviamo non soltanto ansia ma anche nostalgia. Vorremmo che le nostre abitudini si prolungassero senza fine: il caffè della mattina, la pausa a metà giornata, il treno o l´autobus che si ferma sempre allo stesso posto, il pranzo con i nostri o coi colleghi di lavoro, l´aperitivo con gli amici alla fine della giornata, infine, il rientro a casa, la tivù coi figli o con qualche nipote, la buonanotte prima di andare a letto. Sapere che questi piccoli fatti si ripetono tutti i giorni ci dona un invisibile senso di sicurezza. Se mancano, irrompe la paura.

Niente di più strano ai cristiani però di questa ripetizione che non sembra mai finire. Se Gesù è risorto, se è veramente risorto, vuol dire che tutto è nuovo. L´oscurità della tomba è stata lasciata fuori perchè i suoi primi passi li ha compiuti in un giardino, lo stesso del suo seppellimento: alla fine dei conti fu in un giardino, nell´Eden, il primo posto dove Dio si è incontrato con Eva ed Adamo. E una donna, Maria di Magdala, l´ha visto per prima. “Non mi trattenere” le ha detto il Signore. Perchè la storia non si ferma mai.

Desiderare che la realtà torni ad essere quella di prima significa chiudersi davanti alla vita che si rinnova ogni giorno. Rifiutare la risurrezione di Gesù. Del Risorto che si mette in cammino coi suoi. E che invia, aldilà delle abitudini quotidiane, quelli che vogliono stare con lui.

Un cristiano qualunque – 20 aprile 2022

 

DAL DIAVOLO AI FANATICI

La prima idea che mi è venuta in mente era di scrivere qualche parola sul diavolo. Un personaggio molto famigliare la cui assenza lamentano molti tra di noi. Ma poi mi son deciso su di un altra figura, quella del fanatico. Incominciando dal riconoscere che in tutti noi risiede un piccolo fanatico. Che si nasconde sempre piccolo piccolo… Magari il diavolo, in fondo, non è così assente!

Non sembra una novità per nessuno il fatto che, senza eccezione, tendiamo ad essere fanatici, e cioè, senza possibilità di scelta nè di pentimento, attaccati ad una idea, ad una persona, alla famiglia, a una religione, ad una guerra, ad un giornale o una app, al paese che ci ospita, ad un partito, ad una “razza”, alla “squadra del cuore” (e chi non lo è?) e così via… Lo chiamiamo amore, lealtà, devozione, veracità e altrettanti bei nomi. Definiamo la nostra vita per queste cosiddette fedeltà.  Neghiamo a noi stessi la minima possibilità di riconoscere delle macchie sull´oggetto del nostro “amore”. Anzi, dichiariamo traditori quelli che osano fare altrimenti. Non importa se quell´infedele abita accanto a noi, vicino o famigliare o collega di lavoro o “fratello in Cristo” che sia.

Amos Oz, uno scrittore ebreo morto nel 2018, cresciuto nella Gerusalemme devastata dalla guerra, ha avuto una bella intuizione. Invece di isole, come ci definiva qualcuno, gli esseri umani dovrebbero diventare delle penisole. Coi piedi  – o con la testa, dipende dal punto di vista – per terra e con il resto del corpo aperto all´immensità del mare. Che è uguale per tutti, grandi e  piccoli, neri o bianchi o gialli o rossi, brutti e belli, malati e sani, sapienti o semplicemente intelligenti, poveri e ricchi.  Aperti quindi agli altri. E alla storia.

Forse le braccia del Crocefisso hanno qualcosa di peninsulare. Sono sempre aperti.

Un cristiano qualunque – 05 aprile 2022

 

UN ALTRO GIUSEPPE

Giorni fa abbiamo celebrato la festa del padre nell´Italia cattolica. In realtà la ricorrenza liturgica era la festa di san Giuseppe. Ho pensato alla paternità del padre putativo di Gesù (la parolina, non piú in uso tra noi, significa in realtà “si diceva che era suo padre”). E ho scoperto che i cristiani del tempo d´oggi sappiamo pochissimo su di lui.

Come al solito, i nomi dei personaggi importanti del cosiddetto Nuovo Testamento –la seconda alleanza- sono simbolici. Ci rimandano alla prima alleanza, il cosiddetto Antico Testamento. Il nostro Giuseppe ha moltissimo a che fare col Giuseppe dell´epoca dei vecchi patriarchi. Quest´ultimo era figlio di Giacobbe: un nome che significa Israele, quindi il padre degli ebrei diventati israeliti; ossia che san Giuseppe, dal canto suo, è all´origine del nuovo popolo di Dio, la Chiesa.

Il Giuseppe antico era giovanissimo, il più piccolo dei dodici figli di Giacobbe. Allora, niente ha a che fare san Giuseppe con le troppe immagini che lo ritraggono un bel vecchietto (che fosse bello o brutto non lo sa nessuno), assomigliante di più un nonno con tra le braccia un nipotino, non un figlio. Son convinto che Maria e i suoi genitori non hanno scelto da fidanzato per lei un anziano: anche la futura madre di Gesù, come le normali fanciulle del suo tempo, aveva un minimo di buon gusto!

“L´antico” Giuseppe perdonò i suoi fratelli che, gelosi delle preferenze di Giacobbe verso di lui, lo vendettero a degli sconosciuti mercanti. Caduti loro in disgrazia, profughi in Egitto per scappare ad una tremenda carestia in Israele, lui invece era al secondo posto di governo dopo il Faraone. Riconobbe i suoi fratelli dall´inizio, ma loro non lui. E se san Giuseppe collabora con Maria a far nascere quel nuovo popolo di Dio, anche lui è uno che perdona; ha dovuto “perdonare” Iddio che gli ha affidato una missione che lui stesso non comprendeva (figurarsi! essere padre di un bambino nato dallo Spirito Santo!!!). E il tutto, come negli anni dell’antenato Giuseppe, tramite dei sogni.

Potrebbe, quindi, essere san Giuseppe il patrono dei papà che non adempiono alle loro responsabilità davanti ai loro figli? Siamo troppo abituati a vedere lui come prototipo dei buoni genitori maschi, dei quali esistono ogni giorno di meno. E i santi cristiani non vengono proposti da modelli d´imitare soltanto per i giusti, ma proprio per i peccatori.  A confermarlo ci sono i fratelli del primo Giuseppe.

Un cristiano qualunque – 28 marzo 2022

 

HOMO HOMINI LUPUS

Quasi cinque secoli fa, Thomas Hobbes, un filosofo inglese ideologo dello Stato moderno, affermava che l´uomo non era altro che un lupo per gli altri uomini. Comprese le signore, ovviamente. Voleva sottolineare la tremenda aggressività che risiede in ognuno di noi nel rapportarsi con i connaturali.

Eppure, da quel momento è stato il povero lupo ad affrontare le antipatie altrui. Quelli che lo conoscono sanno benissimo che l´animaletto attacca qualche essere vivente soltanto se tormentato da grande fame. Del resto, come lo sperimentò san Francesco a Gubbio può essere un ospite più o meno gradito nelle passeggiate per il bosco. La malcapitata Cappuccetto Rosso quindi inciampò in uno assolutamente affamato.

Al di fuori della fame biologica esistono però altre tipi di fame. Una è quella del potere. Le transazionali, ad esempio, ne sono una testimonianza. In questi giorni si parla dappertutto, addirittura, di certi oligarchi che riuniscono immense fortune, davanti a tantissimi loro connazionali con degli stomachi affamati. E soprattutto abbiamo la guerra che tutti temevamo e che abbiamo alle porte è una brutta, bruttissima  storia di aggressività senza limiti.

Allo stesso tempo, le storie di superamento dell´aggressività, che viene sostituita per una solidarietà che incomincia a non avere, anche essa, dei limiti. I media lo riferiscono ogni giorno. All´eccezione di quelli che accettano i profughi soltanto se sono bianchi e biondi: i neri, nordafricani o afghani o indiani non contano, vengono respinti. Questi patiscono la realtà del lupo umano, donna o maschio che siano, affamato della sua “razza”.

Anche Gesù si è sentito dire dai suoi compaesani che non era “figlio di Abramo” (il buon Abramo era morto da secoli…): fame di una famiglia distinta, connotata, considerevole.  Non semplice rispetto degli altri per quello che sono, semplici creature viventi. E tra questi, figli di Dio, li ha dichiarati Gesù di Nazareth.

Un cristiano qualunque – 14 mar 2022

 

TRA UN “GRAZIE” E IL “RENDERE GRAZIE”

Ascoltai poco tempo fa il racconto su una donna che viaggiava in treno, all´interno di uno di quegli scompartimenti che condividevamo nel secolo scorso. C´era un posto vuoto tra lei e un altro passeggero, e nessun altro spazio occupato. La donna iniziò la sua merenda prendendo dei biscotti collocati sulla sedia libera. Ma subito vide, quasi inorridita, che il compagno di viaggio faceva altrettanto.  L´uomo non si accorse nemmeno delle occhiatacce femminili e continuò a mangiare i biscotti. Scomodata, lei maledisse nel suo interno il soggetto ma, da buona italiana colta, non aprì bocca durante il viaggio. Arrivata alla sua destinazione, scese dal treno, e aprì la sua borsa per tirar fuori qualcosa, ma rimase di stucco nello scoprire che il piccolo contenitore dei suoi biscotti era al completo: lo sconosciuto aveva condiviso con lei la sua merenda in silenzio e non aveva mai protestato perchè la per lui sconosciuta prendesse i dolci senza dir niente.

Genitori, educatori, padroni e anche preti ci hanno insegnato che è di buona educazione dire sempre grazie davanti a qualcuno che ci accorda un qualsiasi servizio. Pronunciamo l´espressione in maniera automatica, al punto che neanche guardiamo il suo destinatario. La bella parola grazie, che vuol esprimere il nostro riconoscimento per la gratuità del gesto altrui, è diventata quello di cui lo spagnolo fa burla, schietto “cumplimiento” (cumplo y miento): insomma, faccio quel che deve essere fatto ma, in fondo, mentisco perchè non mi rendo conto di ciò che faccio.

Eppure il “rendere grazie” è caratteristico del vero cristiano. Gesù stesso ha segnalato il lebbroso samaritano come il solo che torna indietro riconoscendo la guarigione per mano del Signore. Non si tratta però di una disapprovazione divina per la mancanza di ringraziamento ma piuttosto di riconoscimento dell´amore senza limiti di Dio per l´uomo; di fatti, quel lebbroso era uno straniero, un maledetto da Yahvé a seconda i compagni che si vantavano di appartenere al “popolo prescelto” e, pertanto, meritevoli della bontà di Dio.

La Eucaristia è stata sempre il posto per eccellenza per rendere grazie a Dio. L´elevazione fatta dal presidente della celebrazione alla fine della preghiera eucaristica (“Per Cristo, con Cristo e in Cristo…”), erroneamente nominata “minore” in rapporto alla “maggiore” del momento della consacrazione del pane e del vino, potrebbe spiegarci cosa vuol dire un autentico rendimento di grazie.

Un cristiano qualunque – 24 febbraio 2022   

 

A PROPOSITO DEI FANS

La parola “fanatico/a” ha acquisito carta di cittadinanza nel linguaggio degli italiani perchè intercambiata col semplice anglicismo fan che, senza genere, parla di quelle e quelli che adorano un cantante, un´attrice, un giocatore di calcio o pallacanestro o uno sciatore. A volte qualche politico o manager o influencer. Aldilà del servilismo che non usa l´italiano per esprimersi ma una lingua cosiddetta universale, la storia non lontana del nostro paese conosce benissimo le conseguenze del vero fanatismo.

Il fanatico autentico è simpatico, sembra di solito più interessato agli altri che al proprio interesse, perciò generoso fino a dimostrarsi un grande altruista. Molto sincero, vuole salvarti da te stesso. Se genitore o genitrice, nega ai figli la possibilità di essere se stessi perchè lui e lei sanno molto meglio del rampollo quello che davvero gli conviene. Se uomo o donna che sostiene di essere al servizio dello Stato, ti risparmia molteplici scartoffie, previa ricompensa in contante ovviamente, perchè specialista in tutti i diversivi e tutte le scorciatoie per ingannare lo Stato ladro. Se educatore, sostiene di essere l´avvocato o l´avvocatessa che può organizzare le “marcie delle libertà” purchè si tratti dei tuoi diritti individuali, non importa se danneggi i diritti altrui.

Dei fanatici s´intendeva abbastanza anche Gesù. Dei più pericolosi, forse, quelli religiosi. Che hanno un vantaggio su qualsiasi della loro specie: sono proprietari della verità assoluta perchè convinti che è stato Dio – nella Bibbia, nella Torah, nel Corano- che gliel´ha rivelata per redimere gli altri. Sono missionari. Anzi, disposti a dare la vita per difendere le loro idee. Evidentemente pronti anche ad uccidere qualsiasi “infedele” che non risponda alle loro aspettative. Gesù stesso ha dovuto soffrire le conseguenze della sua opposizione serrata alla manipolazione della prima alleanza di Dio con Israele, che era stata consegnata sulla Bibbia del suo tempo.

Nella vita quotidiana può servirci la barzelletta che raccontano gli ebrei, maestri dell´umorismo. Come tante altre, non sono che simboli e, quindi, a volte danno l´impressione di essere fatte per offendere orecchie più sprovvedute. Un paio di mamme ebree. La prima: “Se non finisci la tua colazione, ti ammazzo”. La seconda: “Se non finisci la tua colazione, mi ammazzo”, Da scegliere tra le due…!!!

Un cristiano qualunque – 13 febbraio 2022

 

DOMANDARE A DIO: E SE LUI NON RISPONDE?

Forse qualche rovellaschese di una certa età si ricorda il tempo in cui un bambino che faceva troppe domande non era ben visto. Di solito, a scuola si andava ad ascoltare uno più vecchio che conosceva molte cose, per poi ripeterle, recitando a memoria quanto detto dall´insegnante. Veniva considerato un vero maestro colui che aveva a disposizione un tale repertorio d´informazioni che ogni giorno insegnava ai suoi alunni delle cose diverse.

I tempi sono cambiati. Nè il vero maestro ha tutte le risposte in mano, nè il vero apprendista si mangia tutte gli insegnamenti ricevuti digerendoli. Anzi, quest´ultimo, se vuole davvero imparare qualcosa, è costretto a fare delle domande. Addirittura senza paure di nessun genere. Mi domando io stesso, però, se, con un simile entusiasmo, ci siamo abituati a farci noi delle domande!

Da quello che si sente al bar, nei gruppi che si riuniscono al parco o all´ entrata di qualche negozio, donne o maschi che siano, non sembrerebbe che si sia acquistato un tale sapere: quello di farsi delle domande, appunto. Se qualcuno s´interroga su qualcosa, gli altri commensali o compagni di capannello, forniscono delle risposte preconfezionate in anticipo da decenni, a volte da secoli. Si afferma sempre, e con una tale autorità, da far tremare i giudici più scaltri.

“Non stancatevi mai di far domande”, diceva il cardinale Martini. Dunque, farsi delle domande: sulla vita quotidiana in paese, sulla famiglia, sugli avvenimenti politici e sociali, sul senso stesso del vivere e del morire, sull´ambiente, sugli animali e le piante, sulla fede che confessiamo. Infine, su cosa ci dicono gli eventi. Altrimenti rischieremo di trovarci con la replica di Gesù ai suoi compaesani quando, interrogato lui da loro, non vollero trovare soluzione a una sua contestazione (in fondo, sapevano che si sarebbero contraddetti): “Quindi, neanch´io vi rispondo”.

Un cristiano qualunque – 31 gennaio 2021

 

MERITI E MERITEVOLI

Sembra che la vicenda dei meriti, e perciò dei meritevoli, appartenga alla più antica storia dell´umanità. Da che il mondo è mondo si è detto che sono soltanto i meritevoli, quindi quelli che possiedono qualcosa di cui vantarsi e mai vergognarsi, a meritare di figurare nella società, nella famiglia. Eppure più di una, più di uno, potrebbe, suo malgrado, arrivare a rendersi indegna o indegno, quindi, scarsa o scarso di meriti.

Nella vita pubblica diventano una brava donna, un bravo uomo, colei o colui che lo merita: presidentessa o presidente, senatrice o senatore, sindaco,  imprenditrice o imprenditore, eccetera… Di tutte e tutti, prima dell´incarico, si elencano i meriti.

Anzi, tra noi cristiani: da un vescovo si spera che meriti la sua nomina, e così da un prete, dalla superiora di una comunità di suore, dal seminarista che si prepara alla sua ordinazione per il ministero, dall’accolito e anche dal chierichetto, dalla catechista o dal catechista… e via dicendo. Di solito, la stessa liturgia della messa finiva le preghiere invocando i meriti di Cristo Signore: eravamo convinti che il buon Dio Padre non poteva esaudire le nostre suppliche se suo Figlio non avesse avuto meriti abbondantissimi.

Ovviamente, ci sono anche, al posto dei meritevoli o accanto a loro, i non meritevoli. Alcuni di questi vengono semplicemente scartati, proscritti della specie umana.  Ma, siccome tra loro non manca mai qualcuno estremamente pericoloso, lo si mette alla gogna o lo si ammazza: “meritava di morire!”, gridano molti di quelli che credono di avere soltanto meriti.

Vi ricordate che uno di quelli indegni, senza merito a seconda dei suoi compaesani, è stato un tizio arrivato da un paesuccolo, la cui famiglia non faceva bella figura, e che camminava sempre accompagnato da un gruppetto di gente sospettosa? È andato a finire nel peggior modo possibile, condannato a morte infamante. Aveva promesso appunto un mare di belle cose per quelli che non meritavano niente perchè lui stesso non parlava mai di meriti nè di gente meritevole. Si chiamava Gesù di Nazaret.

Un cristiano qualunque – 21 gennaio 2022

 

MA CHÈ FAMIGLIA!

Qualsiasi italiano, di solito, si vanta di avere antenati di pregio, più o meno famosi. Qualcosa di simile vorremmo tutti per nostro Signore Gesù.  Che lui discenda dalla famiglia di Davide l´assicurano ambe due gli evangelisti che si occupano della sua infanzia, Matteo e Luca. Sarà Matteo a dare importanza cruciale nella vicenda di Gesù al re Erode, al quale non perdoniamo la sua persecuzione del bimbo appena nato e soprattutto la strage degli innocenti.

Ammiriamo però due dei re dai quali proviene Gesù, lo stesso Davide e Salomone; tanto per non includere un altro meno conosciuto, Roboamo. Eppure tutti e tre si sono macchiati le mani col sangue di altri esseri umani. “Il  santo re Davide“ (così chiamato dai cristiani in futuro per via del suo pentimento) “che non lasciava in vita né uomo né donna”*, che del suo nemico Saul (il sovrano precedente, un altro assassino) sposò la figlia regalandole il giorno delle nozze “duecento prepuzi di filistei”. E poi il grande Salomone, che per assicurarsi il trono uccise il legittimo erede, suo fratello Adonia, e costrinse ai lavori forzati i sudditi affinchè costruissero la sua fastosa reggia.

Non soltanto perchè la sua missione messianica voleva essere diversa da quella che si aspettava l´Israele del tempo, ma questi misfatti della sua famiglia lontana, di cui Gesù era consapevole senza nemmeno parlarne una volta come qualcosa di cui vantarsi, spiegano il suo rifiuto ad attribuirsi qualche simbolo regale. La corona di spine nella crocifissione ne è la più bella testimonianza.

Se qualcuno di noi pensa di poter difendere la “nobiltà” dei suoi parenti e quindi pregiarsene (degli scheletri nell´armadio ha parlato sempre la storia), guardi pure quelli di Gesù. Io credo che il ritorno dei Magi al loro paese “per un altra strada”, dopo aver adorato Gesù bambino, è lì a dimostrare che i pretesi parenti, famosi peraltro, potrebbero essere anche dei delinquenti.

*I testi e i dati citati appartengono alla Prima Alleanza, il cosiddetto Antico Testamento: 1 Samuele 22. 27; 2 Samuele 11.12; 1 Cronache 22; 1 Re 2.11.    

Un cristiano qualunque – 07 gennaio 2022

 

I BAMBINI E IL REGNO DEI CIELI

“Se non diventerete come uno di questi bambini non entrerete nel regno dei cieli”. Da quando Gesù ha pronunciato queste parole (è soltanto l´evangelista Matteo a consegnarle), i bambini sono diventati qualcosa di sacro per i cattolici. I bambini stessi. Al punto che la devozione a Gesù bambino, preferibilmente senza Maria e Giuseppe, si è sviluppata in modo significativo tra noi, in Occidente. Quelli dell´Oriente, cristiani come noi, non hanno in serbo questa considerazione del bambino Gesù da solo, che spesso dimentica il dato fondamentale della fede cristiana: “Il Risorto è lo stesso che è stato messo in croce, il Crocifisso è lo stesso risorto”. È la Pasqua quel che conta. La nascita di Gesù non è che un´annunzio di essa; anzi, appartiene a un contesto famigliare che raffigura l´inizio di una comunità assolutamente nuova. Gli stessi evangeli l´hanno capito benissimo: i quattro autori scrissero per prima i racconti della morte e risurrezione di Gesù, in seguito quelli della sua “vita pubblica”, e alla fine han cercato di comprendere il senso della nascita del Signore (soltanto Matteo e Luca sono interessati a percorrere la sua infanzia).

Di fatti, Gesù non ha sacralizzato i piccoli. Sfidò piuttosto i credenti, adulti, a diventare “come loro”. Se qualcuno, Nicodemo ad esempio, malintese il senso di questa espressione di Gesù chiedendo ancora se nascere alla fede comportava di nuovo il rientro nel seno della propria madre, non c’è niente di strano nel fatto che la maggior parte di noi ha scambiato quella sfida facendo dei bambini degli angioletti. E proiettando su di loro l´immagine di una innocenza che non corrisponde a loro realmente e, ancora di meno, a noi.

Il guaio è che l´irresponsabilità di noi adulti, nei confronti degli altri e della nostra fede, riceve però di continuo altre sfide da parte dei bambini. Sara (nome di fantasia) celebrava qualche settimana fa il suo quarto compleanno con una festicciola per i parenti e gli amici. Si è quindi procurato l´apparecchietto per misurare la temperatura a quelli che arrivavano alla festa, scartando lei stessa quelli che rivelavano un briciolo di febbre o che non indossavano la mascherina.  Nessuno glielo aveva nemmeno suggerito. Non era necessario sacralizzare Sara: dai suoi e dalla società attorno a lei ha imparato la responsabilità nei confronti altrui e di lei stessa. Alla faccia dei no-vax!

Un cristiano qualunque – 28 dicembre 2021

 

UN BEL GIARDINO

Se il nostro parco –davanti ai visitatori e ai residenti nei paesi vicini dichiaro sempre che sia il più bello dei dintorni- fa pensare ai giardini, sono soprattutto i piccoli terreni comunali che traggono alla memoria quello creato da Yahvé nell´Eden. Gli esegeti biblici fanno notare che l´Eden è proprio il posto dove risiede Yahvè, che è lì che Dio ha generato un giardino come residenza, allo stesso tempo, per Eva ed Adamo, ciòé, per l´intera umanità.

Destinati allora tutti noi, donne e uomini, a essere per sempre coltivatori e conservatori di un giardino. A godere i suoi profumi, i colori, la sua brezza, i raggi del sole, la freschezza di una notte d´estate, la varietà immensa delle piante. E a condividerlo con gli animali, creati prima degli umani.

Conosciamo purtroppo la storia del male che ha rovinato il regalo messo da Dio nelle mani dei nostri antennati. Un male giunto fino a noi, che con i nostri egoismi abbiamo prolungato quella storia.  I giardini comunali, quindi, sono un bel simbolo di quanto possiamo noi rovellaschesi contribuire a migliorare il mondo. E, perchè no?, a condividere forse il frutto di un lavoro  vicendevole.

Un simbolo, allo stesso tempo, di quel giardino interiore di cui parlava Voltaire nel suo Candido (lo ricordate? molti lo leggevamo nelle superiori…), dove ci è mostrata la possibilità di rientrare nell´Eden. A condizione di aver ricreato il giardino dentro di noi.

Senza dimenticare che se Gesù bambino non è nato proprio in un luogo ridente, il Gesù crocifisso è risuscitato in effetti in un giardino. E che è stata Maria la Maddalena, una che cominciava a coltivare il suo giardino interiore,   a incontrarlo per prima, giusto in quel luogo.

Un cristiano qualunque – 17 dicembre 2021

 

MUSICISTE, MUSICISTI, MUSICANTI

Una lunga tradizione musicale, quella dell´Italia. In fondo, tutti i popoli della terra di nostra conoscenza ce l´hanno e ne sono fieri. Non c´è un italiano che non si trovi qualche volta a canticchiare una canzone conosciuta da bambino o da giovane: mica tutte, tutti studiano per diventare soprano o baritono. Non importa piacere all´orecchio degli altri o a quello proprio. Cantare lo facciamo tutti.

Le celebrazioni nelle chiese protestanti, ortodosse e cattoliche hanno contribuito a educare alla musica intere generazioni quando non avevano l´opportunità di possedere un bel strumento o un maestro per il pianoforte oppure la chitarra o il flauto. Molti sono quelli che protestano tra i cattolici se i canti o la musica in chiesa non sono ben riusciti, e hanno ragione. Oppure perchè ripetuti da decenni senza un ricambio. Non hanno torto.

Anche i terapeuti raccomandano l´ascolto di musicisti e musicanti nel privato. Ma è un fatto sociale la musica. La liturgia in tutte le chiese cristiane la utilizza per lodare, supplicare, rendere grazie, e anche adorare. Ma, guarda caso, ai miei più di settant´anni mi sono appena reso conto che il momento del comunicarsi nell´Eucaristia, sebbene dura pochi minuti, non è fatto per mettersi in ginocchio e rabbugliarsi nel silenzio di una adorazione solitaria ma per rendere grazie in comunità, col canto. Un tempo quindi privilegiato per renderci comunità credente.

Noi cattolici non abbiamo ancora il senso di comunità che le chiese protestanti hanno sviluppato da secoli. Altrimenti, perchè Johann Sebastien Bach, un protestante, oltre ad essere il compositore più ascoltato continua ad essere il musicista che, in grande misura. ha contribuito da secoli con le sue melodie al canto liturgico anche tra i cattolici? L´aveva preso da Lutero, che fu sempre convinto che la sua riforma della Chiesa passava attraverso il canto e la musica, mica tanto tramite le grandi discussioni teologiche. “Se non facessi il teologo, vorrei fare il musicista”, confessò una volta. Di fatti scrisse i testi e la musica di molti canti ancora in uso tra i protestanti.

Un cristiano qualunque – 03 dicembre 2021

 

LA VOLONTÀ DI DIO

Sapere cos´è che Dio vuole… Molte donne e molti uomini, in questo mondo, aldilà della loro confessione religiosa, vorrebbero saperlo. Tanto per essere sicuri di non sbagliare nelle scelte più importanti della loro vita. Se cristiani, sono anche interessati alle parole di Gesù e, caso mai, appartenere alla sua famiglia: “Chiunque fa la volontà del Padre mio… egli è per me fratello, sorella e madre”.

Una faccenda complicata, anzi, complicatissima. Il problema è che Dio non dice mai quale sia quella volontà. È quasi disperante, non parla, non almeno come lo facciamo noi. I più vispi sanno che non ci manca mai una sua parola che ben può illuminarci. Alla ricerca della soluzione aprono la Bibbia. E presto trovano qualcosa: “Lui vuole che tutti siano salvi e giungano alla conoscenza della verità”. Volontà di Dio e verità, almeno secondo l´apostolo Paolo, hanno qualcosa in comune. Pilato avrebbe potuto saperlo dalla bocca dello stesso Gesù, nell´unico dialogo avuto con lui, ma preferì andarsene subito dopo averle chiesto: “E che cos´ è la verità?”.

Molti tra noi cercano di commerciare con Dio tramite i santi e anche facendo ricorso alla Madonna: se tu mi dai, se tu mi concedi di sapere cosa devo fare, cosa devo decidere, io ti donerò una bella elemosina, o in quella chiesa fatiscente restaurerò la tua immagine. Ma quella santa, quel santo o la stessa Madonna non rispondono. E così Il povero orante, la povera orante si scoprono rimessi di fronte alla propia volontà. Saranno obbligati a rischiare nelle loro scelte. L´unico vero criterio di cui dispongono è e sarà sempre il Vangelo.

È vero: la volontà di Dio non è qualcosa di prefabbricato, di deciso da lui una volta per tutte e per tutti i suoi figli. E neanche un segreto che si tiene ben stretto per Lui eppure solo alcuni eletti possono conoscere.  Siamo soltanto noi a fare la volontà di Dio quando decidiamo di prendere un cammino di vita che riflette il Vangelo. Che sveli altrettanto la nostra verità.

Un cristiano qualunque – 23 novembre 2021

 

FARE SILENZIO NON È SOLTANTO TACERE

Parlare, parlare, parlare… Sembrerebbe che la parola fosse la sola risorsa di tutti gli esseri umani che non viene mai a mancare. Eppure, ci sono dei momenti in cui manca. Anzi, deve essere assente, perchè di troppo. C´è il silenzio.

Le chiese romaniche –penso, ad esempio, a quella che abbiamo a Como, la basilica di sant´Abbondio, il patrono della nostra diocesi- hanno quel fascino del silenzio.  Appaiono nude ai nostri occhi. Nè le colonne nè le arcate sono abbellite: se sui muri s´intravede un affresco, i personaggi o le scene rappresentate risultano di una serenità sconvolgente. Qualcuno ritiene che sono addirittura semplici o ingenui, come nel quadro della parete dietro l´altare che, sempre a sant´Abbondio, mostra i Re Maggi messi sotto le coperte nello stesso letto…

Certo che fa freddo al loro interno, ma non è un problema di temperatura, che ai tempi medievali poco importava a quelli che entravano di passaggio o le usavano per le celebrazioni.  A molti tra noi non piacciono queste chiese perchè troppo oscure. La luce, ovviamente naturale all´epoca della loro costruzione, gioca col sole e le stagioni dell´anno; e, soprattutto, rivela qualcosa.

Nelle chiese romaniche impera il silenzio. Direi che sono state edificate più per la preghiera solitaria che per le riunioni della comunità. E se ascolti la musica è quella dei monaci che cantano le ore liturgiche: di buon mattino, a metà mattina, a mezzogiorno, a metà pomeriggio, all´avvio del sole verso il ponente, e quando la giornata si chiude dando passo alla notte. E` specie il silenzio che crea un´atmosfera unica all´interno. Lasciarlo parlare risulta una sfida per la nostra mentalità contemporanea. Nella nudità e nell´oscurità del silenzio forse possiamo trovare quel che sempre cerchiamo, anche se non sappiamo bene cosa sia…

Sentire il silenzio. Non solo ascoltarlo, ma assaporarlo. Anzi, odorare il suo profumo. Quando i responsabili di altre chiese -gotiche o barocche o moderne che siano- hanno percepito cosa vuol dire il silenzio, generano anche loro un ambiente senza rumori per la preghiera. Si sono accorti del semplice fatto che far silenzio non è soltanto tacere.

Un cristiano qualunque – 10 novembre 2021

 

TUTTI I SANTI, TUTTI I DEFUNTI: DUE COMPLEANNI

Sono stati i vescovi franchi a istituire la festa di Tutti i santi per cristianizzare, dicevano loro, la celebrazione del capodanno dei Celti. Era il secolo IX. Ma dal II secolo in Oriente e dal III secolo in Occidente, la Chiesa festeggiava il giorno della nascita, cioè, del martirio: di fatto, non erano considerati santi a quei tempi che i martiri. Nel 1475 Sisto IV rese universale Ognissanti per tutta la chiesa di Occidente.

Non si tratta soltanto, almeno secondo la tradizione cristiana più consona alla Scrittura nella Seconda Alleanza (il “Nuovo Testamento”), di riunire in un unica giornata tutte quei cristiani proclamati ufficialmente santi in passato, ma, piuttosto, della nostra festa, quella di tutte le battezzate e tutti i battezzati, che siamo stati fatti santi dallo Spirito che ci è regalato da Dio nel battesimo.  Ovviamente i santi canonizzati ne fanno parte. Avete mai festeggiato il vostro battesimo che vi incorpora alla comunità dei cristiani? Ecco il giorno giusto!

Le usanze dei Celti che organizzavano banchetti funebri accanto alle tombe aperte dei loro defunti condusse la Chiesa alla commemorazione  dei defunti in altri modi. Già i Romani onoravano i loro morti ricordando i parenti specialmente nel giorno della nascita. I cristiani bizantini ripresero quella tradizione coi loro martiri – santi nella Chiesa dei primi tempi non sono stati che i martiri- ma spostando il compleanno alla data del sacrificio, del loro ingresso nella vita eterna; lo facevano quindi nel passaggio dall´inverno alla primavera. Pochi secoli dopo furono imitati dai monasteri benedittini occidentali. Sarà papa Gregorio IV nel 835 a fissarla il 2 novembre. Abbiamo dunque un tempo per celebrare il compleanno dei nostri defunti, la loro definitiva partecipazione alla risurrezione di Cristo Signore. Un tempo ogni anno per lodare la benevolenza e la misericordia del Padre di Gesù coi nostri defunti. …non esclusivamente nè principalmente per usufruire dalle indulgenze accordate alla preghiera in onore dei morti.

Un cristiano qualunque – 02 novembre 2021

 

“GRAZIE A DIO…!”. GRAZIE A DIO?

Si tratta di una espressione che regge ancora nei modi di dire più conosciute dagli italiani. La sua origine si perde non proprio nella notte dei tempi ma certo nei secoli scorsi. Dalla seconda metà del Novecento, è venuta quasi a scomparire dalla nostra parlata di tutti i giorni. Perché bella in principio, è diventata, purtroppo, una sorta di scaramanzia che si usa sempre a vantaggio del consumatore, cioè, di quello dalle cui labbra affiora.

“Grazie a Dio non sono cattivo come lo è quel mio vicino, grazie a Dio i miei figli sono diversi degli altri, grazie a Dio la malattia di mio marito non è stata mortale, grazie a Dio ce l´ho fatta nell´esame di maturità, grazie a Dio mi è arrivata in tempo la bicicletta dopo l´incidente, ecc. ecc. Un complimento talvolta lo si fa anche volentieri: “Grazie a Dio nella tua fabbrica non sei stato licenziato come tanti dei tuoi colleghi di lavoro!”. Fate attenzione che in tutti i casi il possessivo mio è al centro della frase… E, se fosse al plurale, le cose non andrebbero diversamente : il nostro, la nostra, e così via.

Nello studio della mia lingua – lo spagnolo -, quando avevo 14 anni, mi risultava che tante situazioni non venivano incluse nel discorso: quelli  cattivi di fatto, i figli non ben riusciti, i malati, i morti, i bocciati nelle prove accademiche. Addirittura, nemmeno i lavoratori licenziati senza un´altra possibilità. In fondo, c´era e c´è sempre il problema delle immagini di Dio che ci siamo costruite… alla nostra immagine e somiglianza, sempre sul nostro egoistico ed esclusivo interesse. Niente di sorprendente se qualcuno, tempo fa, ha fantasticato con l´espressione: “Grazie a Dio… sono ateo!”.

È stata l´accusa di Gesù ai maestri d´Israele della sua epoca: “Voi tralasciate le parole di Mosé e quelle della Scrittura”. Il suo Padre, il Padre di Gesù, è uno che parla di amore, di misericordia, di giustizia. Insomma, di responsabilità nei confronti dell´uomo con se stesso, con l´altro, e nei confronti del mondo. E così la perdita del lavoro, la morte di qualcuno e anche la propria, il fallimento di un progetto accademico o l´educazione dei figli, le malattie… possono essere interpretate, ricevute in dono come opportunità. Opportunità per rendere grazie a Dio che fa sorgere i fiori dalle pietre.

Un cristiano qualunque – 25 ottobre 2021

 

IL DIO DELLO SPAZIO E LO SPAZIO DI DIO

Che ci sia Dio ovunque è un´idea che piace oggi a tanti tra noi. Anzi, Dio sarebbe il tutto; e tutta la realtà, anche quella soltanto possibile, sarebbe Iddio. Roba da filosofi, direbbe qualcuno. Eppure questa sorte d´invasione di Dio non è così strana nel mondo del XXI secolo. Il buon Dio avrebbe le sembianze di un essere spaziale che abita dappertutto e, allo stesso tempo, da nessuna parte. Insomma, un Dio senza spazio perchè, affermano i tifosi di questa teoria, non può avere un corpo fisico.

Il Vangelo ci mostra una realtà assolutamente diversa. Il Signor Gesù incontra Iddio, nessun altro che suo Padre, presente in tutti e in tutta la realtà. Lui mantiene i gigli del campo e gli uccelli del cielo: ovviamente tramite la collaborazione dell´uomo che crea le condizioni per la loro esistenza. Ma Gesù trova Dio anche all´interno di ogni donna e ogni uomo, perchè quello che chiamiamo spirito non è altro che la presenza dello Spirito in ognuno di noi. Allora… c´e uno spazio per Dio, evidentemente. Addirittura, uno spazio sacro.

Lo spazio di Dio è tuttavia popolato dagli esseri umani. E dalle loro opere. Senza di Lui quello che chiamiamo la realtà semplicemente non esisterebbe. In conclusione, bisogna rispettare lo spazio di Dio, la donna e l´uomo viventi, e gli esseri che li circondano. Non in un “luogo sacro”, come preferiscono tanti: questo sarebbe uno spazio per Dio. Di cui Lui non ha bisogno, perche il Signore, perlomeno il Padre di Gesù, si rifiuta a qualsiasi manipolazione.

E, nella nostra vita, lasciare spazio a Dio. La proprie ricchezze, non soltanto nè soprattutto i soldi, ma tutte le cosiddette “convinzioni personali” che non si sono confrontate col Vangelo, ci allontanano dal regno dei cieli. E quindi, dal Padre di Gesù.

Un cristiano qualunque – 11 ottobre 2021

 

ESSERE E STARE

Se la memoria non mi tradisce, il Vangelo è pieno di ESSERE. In contemporanea, scarsissimo di STARE. Almeno nelle labbra di Gesù, che parla spesso di chi non sia lui, e talvolta – almeno secondo Giovanni – di chi sia lui effettivamente. All´opposto, lo STARE è riservato alla descrizione delle situazioni soltanto territoriali, fisiche, localizzate di Gesù e dei suoi discepoli. Una occhiata al Vangelo ci permetterà di verificarlo da noi stessi.

Insomma, per Gesù l´ESSERE è la cosa più importante. I personaggi delle sue parabole, quelli che incontra, quelli che litigano con lui o lo perseguitano… tutti quanti SONO. Il posto dove STANNO o dove sono STATE o STATI è, invece, accidentale; anzi, il luogo d´origine non è per Lui qualcosa di straordinario; la gente non ha più o meno valore se proviene da una precisa geografia o viva in una casa migliore. Tutti, senza eccezione, sono persone. Secondo lui, ESSERI amati dallo stesso Padre di tutti, il Padre suo.

Una delle conseguenze…? Se una qualsiasi possessione entra nella sfera dello STARE (un tempo sta in mano a un padrone, e poi cambia di mano), vuol dire che nessuno può diventare proprietà di un altro. Il suo essere appartiene sempre al mistero dello stesso Dio. “Mia moglie, mio figlio, mio marito, i miei impiegati, la mia casa, la mia macchina, il mio lavoro”, ecc. ecc. sono espressioni accidentali; appartengono al territorio dello STARE: ora stanno nel tuo ambito di azione, a un dato momento le cose variano e, quindi, l´uno o l´altro non stanno più nelle tue mani.

Alla fine mi ricordo di quel testo biblico con cui incomincia il libro dell´Ecclesiaste, che gli ebrei chiamano il Qoèlet: “vanità delle vanità, tutto è vanità”.

N.B. Con la venia di Dante – e dell´Accademia della Crusca – ho scoperto però che la mia lingua di nascita, lo spagnolo, è molto più esplicita e tassativa quanto alla differenza tra l´ESSERE e lo STARE.

Un cristiano qualunque – 07 ottobre 2021

 

LIBERTÀ DI, LIBERTÀ PER

Non sapevo quest´oggi se parlare di Dio o parlare dell´uomo. Quindi ho scelto un tema caro a tutti e due, la libertà. Che sia d´interesse di entrambi, lo garantiscono lo Yahvé del paradiso e la coppia formata da Eva ed Adamo, i primi ospiti del giardino creato da Lui nell´Eden.

Tutta la storia dei nostri primi antenati trascorre felice fino al momento in cui la libertà si trasforma in problema: nè lei, Eva, nè lui, Adamo accettano dei limiti (non mangiare i frutti dell albero che è al centro del giardino). L´una e l´altro violano il patto che hanno fatto con Dio. E mangiano da quell´albero. Secondo loro, assaggiano il gusto della libertà. Ma di fatto la divorano in fretta pur di nascondere la propia irresponsabilità. Il testo biblico avverte in seguito che cercano di emanciparsi dal Signore.

È allora che sorge la prima parola indirizzata da Dio all´uomo: “Adamo, dove sei?”. Notare che il Signore non protesta, non si lamenta, non parla d´amore nè di giustizia nè di fedeltà. Malgrado sappia benissimo dov´è si trovano Eva ed Adamo, chiede loro se conoscono il mondo che ha regalato loro “affinchè lo coltivassero”. Un mondo che offre loro tante possibilità e, di conseguenza, dei limiti da discernere.

Non sarebbe più coerente con la nostra vocazione di coltivatori del mondo chiederci se la nostra idea di libertà combacia con quella della fonte della nostra fede, la Scrittura che chiamiamo Bibbia? Tanto per suggerire, un argomento da esaminare: pensare alla vaccinazione per liberarci dalla attuale pandemia (libertà di) al fine de evitare che altri e anche noi stessi, invece di cadere nelle grinfie di una morte assurda, possiamo riprenderci la vita in tutti i sensi (libertà per). Senza divorarla. Senza nasconderci.

Un cristiano qualunque – 24 settembre 2021

 

 

RIPARTIRE

Da pochi giorni sono state riaperte le scuole. E alcune università. I negozi un po’ prima. Tornano i mercati settimanali nei diversi paesi. E anche qualche industria andata in vacanze ad agosto. Si riprendono le attività delle diocesi e delle parrocchie. E dei tanti uffici governativi in pausa da settimane.

I nostri vicini ambrosiani hanno messo a capo del loro anno pastorale, incominciato a settembre, il titolo Ripartire dalle radici. Curiosamente, tutti noi, nel ripartire, guardiamo sempre all´ultimo lavoro o all´ultima faccenda, abbandonati qualche tempo prima, magari senza finirli per bene; nel riprenderli pensiamo di ultimare quello che non abbiamo fatto fino a quel momento. Eppure il vero ripartire inizia dalle radici. Se la storia vissuta non viene incorporata alla nostra vita di oggi avremo, è vero, qualche profitto ma i veri frutti, la durabilità nel tempo, non ci saranno.

Due versioni diverse ci presenta il Vangelo della pianta di fichi che Gesù scorge in uno dei suoi tanti viaggi. Secondo l´evangelista Luca, il Signore  racconta una parabola: un uomo era venuto nella sua vigna a cercare frutti nell´albero di fichi piantato da lui stesso ma, non trovandone, chiese al vignaiolo  di tagliarlo; questo però supplicò al suo padrone di avere pazienza e lasciarlo ancora ad aspettare la stagione portatrice di fecondità. Marco e Matteo invece attribuiscono a Gesù una autentica maledizione della pianta perché, affamato, ha scoperto niente altro che foglie (il testo chiarisce che “non era infatti la stagione dei fichi”).  Entrambi i gesti sono profetici e rimandano alle tradizioni della prima alleanza (l´Antico Testamento). Tuttavia, aldilà del significato biblico, noi possiamo confrontarci con i due brani evangelici. Dovremo continuare ad aspettare, senza data precisa, che la nostra vita produca qualcosa di buono? O cadere piuttosto nelle mani di qualcuno che ci rifiuta perché il nostro vissuto non è degno di un essere umano?

Senza radici non possiamo far veramente niente. Forse per questo motivo la prima abitazione dei primi uomini, lei e lui, è stato un giardino. Creato da Dio nell´Eden, dice la Genesi. Vi ricordate che sia Eva che Adamo si nascosero tra gli alberi dello stesso giardino, impauriti davanti alla loro irresponsabilità?  Altro che radici!

Un cristiano qualunque – 14 settembre 2021

 

NÈ LA FORZA DEL POTERE NÈ IL POTERE DELLA FORZA!

Che il potere e la forza siano diventati un argomento di quasi tutti i giorni è una conseguenza della politicizzazione generale della vita in Italia. Possiamo non accettarlo ma condividere uno stesso suolo ci obbliga a discutere su questi argomenti: chi ha la maggior forza nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nelle strade dei paesi, nella Chiesa? Magari quella forza fosse un semplice sinonimo di influsso in questi ambiti. Ma, di fatto, per quasi noi tutti, forza significa potere. Quindi, chi è che ha il maggior potere in famiglia, a scuola, al lavoro, sulle strade, nella Chiesa? Diciamo subito che ovviamente l´importante è l´autorità per riuscire a cambiare le cose, e quindi ci vogliono il potere e la forza. Peccato però che troppe volte l´autorità non sia abitata dal vero potere perchè la forza che viene usata da essa produce soltanto violenza.

Il testo evangelico fu scritto in greco, un greco influenzato dalla mentalità ebraica dei suoi autori. Curiosamente, quello di Luca usa la stessa parola per parlare di forza e per parlare di potere. Gesù in tanti momenti è mosso dalla forza dello Spirito di Dio e perciò ha il potere di guarire gli altri; e così tutti riconoscono che in lui risiede un´autentica autorità.  Possiamo allora ammettere che la reale forza sorge da dentro, non da fuori, perchè ci è donata, e conseguentemente il potere, esercitato all´esterno di noi, realizza comunione tra gli esseri umani e mai divisione?

Nè il solo potere della forza, nè la sola forza del potere. La genuina autorità proviene dalle profondità del cuore umano, non va concessa per una scelta altrui. Perchè il potere e la forza, le fonti dell´autorità, scaturiscono da un dono. Dall’alto.

Un cristiano qualunque – 03 settembre 2021

 

MARIA DI NAZARETH, REGINA?

I popoli d´origine latina sono abituati a vedere maschi nelle funzioni di re. Ci sono delle eccezioni lungo i secoli ma la consuetudine è questa: le donne regine sono scarse. Quindi, abbiamo inventato un altro modo di crearle. Nel cinema, nella televisione, nei gialli, nelle favole. Insomma, favole. Un bel modo, pensiamo dall´altra parte del genere umano, di accontentare le donne.

Nemmeno Maria di Nazareth, la Madre di Gesù, Madre di Dio, affermano i cristiani, è sfuggita da questa operazione. “Incoronata Regina di tutto il creato” dichiara il quinto mistero glorioso del Rosario mariano: non mancano i dipinti che mettono la corona destinata a Maria nelle mani dell´eterno Padre, la prima persona della Trinità, Dio stesso in veste di un qualche imperatore che incorona sua “moglie”. Le immagini della Madonna che la fanno vedere con in testa una corona trascendono tutte le sue apparizioni: se nel quadro o nell´affresco o nella statua originaria non c´era una corona, la mettiamo volentieri e ne facciamo una festa e una commemorazione di quella festività.

Eppure Maria di Nazareth, come testimoniano i Vangeli, si mostra sempre una donna normale. Che soffre le conseguenze di avere come figlio un personaggio abbastanza strano, anche per lei. Morirà ovviamente, come tutte le donne, in qualche momento della storia, e sarà sepolta come le altre. E risusciterà, la prima dopo il suo Figlio, riconosce la nostra fede. Senza regali cerimonie.

Nemmeno i primi cristiani incoronavano la Madonna. L´abitudine è nata da quando chiesa e impero hanno cominciato una ambigua alleanza che, da semplice coesistenza, arrivò ad essere, purtroppo, un burrascoso  matrimonio. Siccome le donne ambivano diventare la moglie del re o, ancora meglio, dell´imperatore, i cristiani hanno creduto di onorare Maria mettendole in testa una corona: almeno lei ci sarebbe riuscita!

Forse i bei soldi con cui sono stati pagate tante corone mariane, poche in argento, tantissime in oro di qualità, farebbero una figura più cristiana se destinati ai “veri tesori della Chiesa”, i poveri e i malati di tutti i generi.

Un cristiano qualunque – 23 agosto 2021

 

BRUCIARE? ARDERE!

Rimbalzano sugli schermi delle televisioni, nelle parole di radio e giornali, le prodezze di nostri connazionali, alcuni appena arrivati in Italia, che si prodigano nel bruciare immensi territori del paese. Le motivazioni sono variegate. Due tra le più in voga: dal furbacchione che vuole comperare il terreno (a volte ettari smisurati) a basso prezzo, al malato di mente che accende la miccia convinto di essere intelligentissimo perchè lo spettacolo del mondo che va carbonizzato gli riporta profonda pace interiore.

Siamo stati noi occidentali, a quanto pare, a creare il tormento delle fiamme per le streghe –raramente si trattava di uno stregone-, gli eretici, gli ebrei, i protestanti, i musulmani… Altri popoli, meno colti secondo noi, usavano espedienti più “moderati”: decapitazione, trafiggimento, crocefissione… Nessuno di questi metodi sembra fosse più crudele della morte tra le fiamme.

Il fuoco, uno dei quattro grandi elementi della natura, ha abbagliato sempre donne e uomini. Sono ormai tante le esperienze anche spirituali che sono riportate dalla storia nelle diverse religioni. Per i cristiani, e anche per i nostri antennati biblici, il fuoco è un simbolo della presenza potente di Dio che spinge ad andare oltre le difficoltà e gli avvenimenti spiacevoli. Insomma, il fuoco dello Spirito. Che viene spesso abbinato al vento. E tutti sapiamo cosa provoca l´insieme del fuoco ed il vento.

“Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso!”. I biblisti affermano che l´evangelista Luca pensa al battesimo di Spirito (il vento!) e alla Pentecoste (il fuoco!). Quindi, a noi cristiani di scegliere tra il bruciare il mondo e le creature in esso residenti o farlo ardere nel fuoco dello Spirito.

Un cristiano qualunque – 18 agosto 2021

 

GIOCANDO

La febbre delle Olimpiade mondiali appena terminate in Giappone ha pervaso i cinque continenti. Con un anno di ritardo, causa pandemia, e senza gli spettatori che sempre hanno fatto il tifo per gli atleti, il bel paese del sole rosso è riuscito a celebrarli. E i trionfatori e le trionfatrici, e quelli e quelle che non ce l´hanno fatta sono tutti e tutte, alla fine, tornati e tornate in patria.

Al di fuori di tante realtà sociali nascoste dietro le quinte degli spettacoli, ci siamo abituati a considerare normali le cifre gigantesche pagate dall´industria dello sport a determinati atleti. Qualcuna di esse supera il PIL di più di uno dei paesi in via di sviluppo. La fame, le malattie non curate, la povertà assoluta non contano per niente.

I bambini della prima alleanza si divertono volentieri e la Bibbia ci da notizia dei loro svaghi. Nella seconda alleanza invece, quella annunziata da Giovanni Battista e inaugurata da Gesù di Nazareth, c´è una strana parola dello stesso Gesù nel vangelo di Matteo, e solo in lui, che mette in prima linea un gruppo di fanciulli in crisi coi loro giochi. Sembrerebbe però che non avesse qualcosa a che fare con la sua missione di salvezza: “A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto [non avete pianto]”. Certo: se sono i piccoli a suonare o cantare vuol dire che giocano, cioè, che agiscono gratuitamente, senza interessi.  Eppure…

Eppure noi adulti, anche nello sport, cerchiamo i nostri profitti. Senza i soldi non siamo nessuno, senza l´oro (l´argento o il bronzo valgono ben poco) non vale la pena giocare. Lo sapeva Gesù: “Se non diventerete come uno di questi bambini…”

Un cristiano qualunque – 09 agosto 2021

 

UN BAMBINO DIMENTICATO

Sono molti i bambini dimenticati ogni giorno: al supermercato, mentre  mamma e papà girano tra gli scafali; in auto quando il genitore, autista indaffarato, lascia il bimbo sul seggiolino senza rendersene conto; in spiaggia… riaffiorato in mare perché affogato nel tentativo di fuggire in braccio alla o madre; all´ora della fine della scuola giacché il papà non si è più ricordato di andare a prenderlo…

Che i bambini italiani siano mammoni, troppo coccolati dal babbo e dalla mamma o, perlomeno, da uno dei due, è un dato dell´esperienza quotidiana. A testimoniarlo c´è l´assurda norma ancora vigente nelle scuole superiori: il responsabile della sicurezza del cittadino o della cittadina italiani, seppure maggiorenni poiché ancora studente o studentessa – diciottenne o diciannovenne (e a volte ventenne!) – non sono loro responsabili di se stessi, ma l´insegnante a cui viene assegnato tale incarico.

I Vangeli raccontano una storia diversa. Gesù è considerato un personaggio miracoloso, di un senso civico eccezionale: ha moltiplicato qualche pane e qualche pesce dando da mangiare a più di cinquemila uomini… “senza contare le donne e i bambini” –precisa uno degli Evangelisti. Ma nessuno avverte che l´autore di un tale miracolo sia stato un bambino, senza nome (femmina? maschio?), che non ha dubitato di mettere per primo a disposizioni degli affamati i suoi cinque pani e due pesci (che fanno sette in totale, il numero simbolo della pienezza nella Bibbia). I discepoli l´hanno chiamato, Gesù ha benedetto quel piccolo dono… e la moltitudine ha mangiato fino alla sazietà e anche gli avanzi.

Forse i nostri bambini potranno in futuro – e anche da ora – creare un mondo nuovo. Il Vangelo lo chiama “il regno di Dio”, “il regno dei cieli”. Una realtà in cui si condivide ogni cosa che si ha a disposizione, piccola o grande che sia. Poco importa che la storia dei secoli venturi non ne faccia la lode.

Un cristiano qualunque – 02 agosto 2021

 

ANDARE IN VACANZA

Avete mai fatto caso dell´ ambiguità della parola feria che da italiani usiamo sia per i giorni lavorativi, sia che per le vacanze?  Feriaae, in latino, significa appunto “festa”. Un invito a trasformare la vita quotidiana in una festa?

Le vacanze sconvolgono un pò il normale ritmo della vita. I negozi cambiano orario, anzi lo riducono; e anche in certi posti le ditte variano il tempo dedicato alla produzione. Eppure, anche Gesù sembra godersi un tempo simile: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un pò”, dice ai Dodici che rientrano dalla loro prima missione.  L´esistenza per i seguaci de Gesù non è fatta soltanto di lavoro. E meno ancora per il lavoro, sia quello manuale, industriale o anche evangelizzatore.

Noi occidentali, non per forza cristiani, abbiamo sviluppato un senso della temporalità abbastanza curioso. Sembrerebbe che tutti perseguissimo le ore e i minuti, e a volte anche i secondi, in vista di qualcosa che siamo obbligati a conseguire. Cosa sia quel qualcosa non lo conosciamo bene: la felicità, la pace, la tranquillità, “il dolce far niente” sono dei nomi che gli attribuiamo.  Felicità e pace e tranquillità e far niente che scivolano tra le nostre mani e davanti a nostri occhi mentre il tempo progredisce e la vita scorre e va via.

Il tempo, però, che Gesù invitava a trascorrere in disparte era anche l`occasione per guardare gli uccelli del cielo che non seminano e non mietono ma trovano sempre l`alimento; per osservare i gigli del campo che non faticano e non filano, e tuttavia vestono meravigliosamente. Una chiamata alla gratuità dell`esistenza. Il dolce far niente trasformato in attività della fantasia, dell´immaginazione, della sensibilità… che tacciono, che preferiscono il silenzio. Insomma, del cuore, il luogo della rivelazione. Il solo strumento capace di percepire la voce del vento dello Spirito, che soffia dove vuole sebbene non sappiamo da dove viene né dove va.

Un tempo di ferie. Un tempo di festa. Sempre Pentecoste.

Un cristiano qualunque – 26 luglio 2021

 

IO SONO IL PAPA’

Forse una bella dichiarazione. Di proprietà dell´altro? Della dipendenza di colui che benché, cittadino di pieno diritto dai 18 anni, devee essere ancora vegliato dai suoi insegnanti alla scuola superiore proprio come un bambino? Di rapporto affettivo, che nasce da un cammino fatto insieme col figlio, da parte di quello che dice di essere il genitore?

Una certa deriva “famigliaristica” nella nostra cultura, che da del “papà” anche al fondatore di una qualsiasi organizzazione, ci porta direttamente al riconoscimento di una proprietà esclusiva sulle idee e quindi le decisioni degli adulti che la reggono. L´ho sentito in questi giorni: “Io sono il papà”. Non uno che ha dato vita ad una intuizione sociale, politica, religiosa, culturale, ecc. Piuttosto uno che trasmette con chiarezza che le idee, umane e benefiche che esse siano, appartengono a lui, sono di sua assoluta proprietà.

Il rapporto padre-figlio è una realtà storica. E allo stesso tempo un qualcosa di complicato, di complesso, messo in discussione sia dal primo che dal secondo a causa del fattore potere in cui entrambi sono sempre coinvolti. Il Signore  Gesù ha chiamato Padre Qualcuno che, pur rimanendo nel mistero, è per lui stesso l´unica vera spiegazione della sua vicenda personale di vita, morte e risurrezione.  E Giuseppe di Nazareth ha trascorso la sua storia, breve per quanto riguarda i dati evangelici, tra il dubbio e la fede a proposito della sua paternità sul figlio di Maria.  In contrasto, dall´inizio del suo libro, l´autore di Don Chisciotte ha fatto la burla sul meritare di essere ritenuto padre delle 800 pagine dell´opera da lui scritta. Appartiene quindi soltanto ai figli identificare come papà qualcun altro.

Eppure ci sono ancora dei cristiani che sostengono di essere “papà” di qualcos´altro. Probabilmente le “madri” di quest´altra realtà, dato che ci siano, potrebbero dire la loro in proposito.  Intanto il Vangelo, invece che di padri e di madri, preferisce parlare di fratelli. Per di più, in un senso assolutamente nuovo.

Un cristiano qualunque – 08 luglio 2021

 

UNA COPPIA ALQUANTO ATIPICA

Ci sono dappertutto. L´uno o l´altro danno identità a paesini, a città, a quartieri, a centri di insegnamento –sia scuole che università-, a ospedali e cliniche, ecc. ecc. A volte sono ambe due, specie nell´ambito cristiano, a intitolare una chiesa, una parrocchia, una diocesi. I santi Pietro e Paolo appartengono ad una antichissima tradizione che normalmente abbina i loro nomi in quell´ordine, per primo Pietro, al secondo posto Paolo. Due seguaci di Gesù. Entrambi chiamati dal Santorale di tutte le chiese cristiane non soltanto apostoli del Vangelo ma anche martiri per quanto hanno testimoniato la loro fede con la morte violenta.

Ma è stato Pietro ad occupare, soprattutto tra i cattolici, il primo posto. La festività dei santi Pietro e Paolo, fissata per il 29 giugno all´inizio dell´estate, è diventata in realtà “la festa del Papa”- Quindi, il buon Paolo è andato ad occupare un posto sussidiario: al punto che lo stesso Santorale, prima della riforma liturgica post Vaticano II, accordava per lui il 30 giugno come celebrazione  secondaria, e non percettuale come lo è stata per parecchi secoli quella del giorno precedente. Al di fuori però di quell´altra della conversione di san Paolo il 25 gennaio. Di san Pietro, invece, si onora la sua cattedra il 22 febbraio; mi son chiesto se non fosse piuttosto questa la giusta giornata per festeggiare il Papa, d´accordo con la vecchia tradizione della successione apostolica che incomincerebbe con l´apostolo Pietro.

Per la maggioranza dei credenti, però, questi non sono problemi importanti: in fin dei conti le commemorazioni liturgiche sono per molti qualcosa di addizionale per la fede in Cristo Signore. Ma ho il sospetto che la mancanza di simpatia nei confronti di Paolo rivela una sorte di predilezione per san Pietro: giusto in quei giorni i miei connazionali colombiani celebrano le fiere di san Pietro, senza san Paolo ma con tanto di liquore e balli in abbondanza. Le sculture e i dipinti di entrambi mostrano un san Pietro anziano, con un cerchio di capelli, con le chiavi (della Chiesa? del Regno dei cieli?) in mano; san Paolo invece appare un pò brusco, rigido, impugnando una spada che lui sembra pronto a brandire contro qualcuno. Sono pochissime le rappresentazioni dell´Apostolo delle genti che gli rendano giustizia: il nostro Duomo di Como, una eccezione, ospita un bel dipinto in cui, sempre accanto a san Pietro, compare Paolo senza la spada ma caricato di catene, come testimonia lui stesso nelle sue lettere ai cristiani.

Non ho mai trovato qualcuno che dia testimonianza di un fatto miracoloso attribuito a san Paolo; sono molti tuttavia i riconoscimenti a san Pietro per più di una guarigione. Non vorrei pensare che la simpatia per Pietro e viceversa quella sorte di antipatia verso Paolo possano rivelare una preferenza per quello che apre le porte del paradiso e, in contrasto, di rifiuto inconfessato per le esigenze della parola del Vangelo che fende le viscere a doppio taglio.

Un cristiano qualunque – 01 luglio 2021

 

CHE DICE LA GENTE CHI SEI TU?

Oltre Al tradizionale “Santorale” della Chiesa cattolica romana, ce ne sono altri, di solito nazionali o regionali. Ed ecco che uno de questi, Santi della tradizione (2016), cerca di portare alla memoria i santi più onorati nel nord della Penisola. Oggi ci propone la celebrazione della festa di Santa Marina, vergine e martire in data non conosciuta.

Eppure Marina sparisce col tempo e viene fuori santa Margherita. Appunto quella che fu inghiottita da Satana che gli apparve in figura di drago durante la sua prigionia prima del martirio, onoratissima al tempo del Medioevo (festività il 20 luglio) sebbene la sua origine storica sia incerta. Margherita scappò dal ventre del dragone squarciandolo col semplice segno della croce.

Addirittura, la santa, presa di mira dalla mitologia e quindi dalle leggende, diventò simbolo della sola bellezza fisica, come quella delle margherite. La devozione popolare decise allora di cambiare ancora il suo nome, e Margherita si trasformò in santa Genoveffa (festeggiata il 3 gennaio), donna virtuosa, simbolo di purezza.

Il racconto non finisce qui. Bisognava sostituire l´antica Margherita riprendendo almeno il suo nome. Verso la fine del Trecento incominciò ad essere popolarissima santa Margherita da Cortona, conosciuta dopo come “la seconda Maddalena” per la sua esperienza –chiesta da lei stessa- della passione e la morte di Gesù anche a livello fisico. Membro del Terzo Ordine francescano nell´Umbria che aveva conosciuto san Francesco alcuni decenni prima, risvegliò una crescente devozione tra i credenti. Sarà celebrata il 22 febbraio.

Molti nomi e molte tradizioni. La Bibbia, sia nella prima che nella seconda alleanza, ci ricorda tanti personaggi con dei semplici nomi, al massimo distinti tra di loro dalla provenienza geografica. È accaduto a Gesù di Nazaret. Ognuno di quei nomi aveva un suo significato. A un dato momento della nostra storia, siccome i nomi si ripetevano senza sosta, furono i cognomi ad acquisire il posto più importante. Saranno “i ri-nomati” (non bastava soltanto un nome), quelli che potevano ostentare un cognome di nobile provenienza ad avere la meglio. Il cognome –e con esso il potere dei soldi- precederà in futuro tanti di noi davanti agli altri. Tanti, ma non tutti.

Un cristiano qualunque – 17 giugno 2021

 

L’ONORE

C´era una volta un mondo in cui l´onore era qualcosa di costruito dalla stessa gente. Donne e uomini onoravano le loro vite nella misura in cui le azioni concrete parlavano della loro dignità, della loro credibilità, quando il dire e l´agire coincidevano nel loro vissuto. A volte accadeva in una tale misura che lei o lui venivano promossi all´onore della santità tra i cristiani. E così onorare i santi non era diverso di riconoscerli l´ integrità della vita.

La storia era partita da una dichiarazione dei dieci comandamenti: “Onorare padre e madre”. Nel suo patto con Israele Dio pensava a dei genitori veri, ciòe quelli che generano dei figli educati alla bellezza, alla bontà, alla verità. Alla vita, insomma.

Ci fu però una epoca che fece una denigratoria lettura della parola biblica. E così “onorare padre e madre” significò da allora che il padre era qualcosa di sacro perchè la Scrittura lo metteva al primo posto; il secondo corrispondeva a sua moglie, niente altro che una aggiunta.

Mentre Gesù affermava che il suo Dio era trinità, quindi una comunità di amore, quel padre si annoiava nella sua solitaria dignità. Siccome non aveva costruito l´onore incominció a esigerlo da parte altrui: doveva essere onorato malgrado le sue fandonie. Fu così che volle farsi pagare i tanti sacrifici assunti a nome dei figli. E l´onore fu messo al primo posto, aldilà della vita stessa che perse dunque il suo significato. Già che era il padre l´origine della famiglia, quindi l´origine della vita, ben poteva decidere sulla vita e la morte non solo dei figli ma di tutti gli altri. In fin dei conti era lui, il maschio, il garante di un diritto concessogli da Dio stesso.

A un certo punto, Eva ed Adamo scoprirono nel giardino di Eden che erano nudi. Il chè vuol dire che divennero coscienti della loro realtà. E se quel padre di cui parliamo scoprisse la sua nudità…

Un cristiano qualunque – 08 giugno 2021

 

CHE SOFFRANO PURE

È da due settimane che da italiani siamo sconvolti per l´incidente sulla seggiovia di Stresa. E via via si aprono le inchieste al fine di appurare la verità sull´accaduto, l´opinione pubblica si appresta a condannare i funzionari coinvolti nel caso. Una opinione, dettata dal dolore, l´hanno espressa pure i famigliari delle vittime. Qualcuno ha detto chiaramente: “I responsabili devono pagare, e anche soffrire”.

Non è bello vedere che, anche i cristiani, si accaniscono come tutti su quelli che vengono considerati in qualche misura dei malvagi: siano essi ladri, o assassini, o omicidi, o pedofili, o stupratori, ecc.ecc. Come se la responsabilità dei mali procurati a degli innocenti e soprattutto le vite trucidate non fossero qualcosa di sufficiente per semplicemente stupirci di fronte alla mutabile e povera natura umana. Che è addirittura la nostra, la mia natura umana. La stessa che secoli indietro in una piazza di Gerusalemme gridava: “Crocifiggilo!”. Non era la stessa situazione del fatto accaduto di recente. Ma in parte gli somigliava. Senza un giusto giudizio, il già condannato per dei motivi non chiari veniva destinato non soltanto al castigo ma a quello più ignominioso, fatto di sofferenze inumane e quasi indescrivibili. L’esemplarità della tortura soddisfaceva in qualche modo i supposti misfatti.

Gli storici hanno chiarito che la legge del taglione, quella dell’ “occhio per occhio e dente per dente” è stata un mitigamento di altre abitudini legali che si incallivano sul colpevole –tante volte non verificato- di un malefatto.  Una legge, quella del taglione, creata dagli ebrei nei tempi antichi. E noi, che osiamo chiamarci sfacciatamente “il nuovo popolo di Dio”, siamo rimasti ancor più indietro a loro?

Un cristiano qualunque – 03 giugno 2021

 

UN CONSIGLIERE SBAGLAITO

Bonifacio ViII. Un papa consegnato all´inferno dal Dante come traditore. Sono però in pochi a ricordare che davanti ai legati del re Albrecht I, uno degli Absburgi che domineranno Europa in futuro, dichiaró due anni prima del 1300: «Io sono il Cesare, io sono l´Imperatore”. Comunque non era lui il primo ad ambire a quei titoli.

La storia era antica. Incominciata in largo anticipo su quella di Gesù di Nazaret. Lui, i suoi, litigiosi su chi doveva esere il più importante tra loro, li aveva avvertiti: “I re delle nazioni le governano e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Non sarà cosi tra voi, ma chi e piú grande diventi come il pù piccolo, e chi governa come colui che serve… Io sto in mezzo a voi come colui che serve”. I secoli successivi dimostreranno, anche all´interno della Chiesa, che Gesù aveva ragione. Una lunghissima catena di ambizioni di potere si succederano a tutti i livelli: papi, vescovi, preti, diaconi, laici, monaci, monache… Nessun ruolo nella comunità dei credenti eviterà di essere coinvolto in quella scia. E più di un reato giudiziario e altri delitti saranno commessi in nome del potere, nascosto alle spalle dell´autorità sugli altri derivata dalle funzioni pastorali proprie di un sacramento, l´ordine o il solo battesimo. Un´autorità peraltro diventata anch´essa qualcosa di divino.

Uno storico cattolico della Chiesa raccontava qualche anno fa che un giorno guardava le immagini televisive susseguite ai funerali di papa Giovanni Paolo II.  Era accompagnato da un colega teologo, cattolico anche lui: “Queste persone –ha detto il suo amico- non rendono culto a Dio, rendono culto al papa”. “A un papa –aggiungeva lo storico, spagnolo tra l´altro- vestito con gli stessi colori, bianco e porpora, indossati dagli imperatori romani, e in piazza san Pietro, un palcoscenico che sarebbe invidiato dagli stessi imperatori”.

Belle tradizioni, dirà più di un credente entusiasta. Che non riescono però a evidenziare con assoluta chiarezza il solo potere consigliato alla Chiesa di Cristo Gesù: il potere del servizio.

Un cristiano qualunque – 28 maggio 2021

GIUDICI O FRATELLI?

“Tutti fratelli, fratelli tutti” ha ribadito il papa alcuni mesi fa. Altrimenti, come Mahatma Gandhi avvertiva, “occhio per occhio e il mondo diventerà cieco”. Una lettura, quella di Francesco, di molti brani evangelici tra cui uno poco  conosciuto: “Amico, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. È Gesú che risponde a una questione che le presenta uno dei suoi ascoltatori: “Maestro, dì a mio fratello che divida con me l´eredità”.

Proprio come ai tempi attuali: guardate l´eterno litigio, fatto di morte e distruzione, tra lo stato d´Israele e una Palestina che cerca di diventare paese. Stessa origine quello dei due popoli, una storia condivisa da secoli. Eppure, la supposta fraternità ha provocato una inimicizia che dura fino ad oggi.  L´Alleanza iniziata dal Dio confessato dall´Israele biblico è sboccata per molti israeliti in una questione soprattutto giuridica: se venivano assolti determinati riti e norme, il Dio dei patriarchi e dei profeti, di Giuditta e Sara, di Esther e Rut, quello di Davide e Salomone proteggerebbe i suoi, vale dire, il solo Israele. Un Dio, insomma, giudice degli uomini e tra gli uomini.

È qualcosa di abituale tra noi che anche i social media vengano usati per condividere le nostre opinioni sull´attuale guerra tra i due paesi. Vale la pena però stare attenti al modo in cui lo facciamo, perché rischiamo di offendere tante sensibilità diverse. C è uno stile francamente fraterno per impostare le discussioni e ce n’è uno ostile. Forse quest´ultimo ci riporta al giudizio sugli altri. Allora, perchè non mettere in discussione piuttosto il stile proprio di vita ed i propri valori? Probabilmente scopriremmo che anche il Dio di Gesù ha rinunciato ad essere giudice tra noi. E su di noi stessi.

Un cristiano qualunque – 20 maggio 2021

 

DIGNITÀ E CREDIBILITÀ

Qualche giorno fa papa Francesco ha beatificato “il giudice ragazzino”, nato in un piccolo paese della Sicilia, Rosario Livatino (*1952 +1990). Assassinato dalla mafia contro la quale lottava, a soli 37 anni aveva incarnato nella sua professione le parole con cui il messale romano iniziava la celebrazione della festa di un giovanissimo nobile polacco che, scappato dalla sua famiglia, arrivò a Roma per farsi gesuita ma morì poco tempo dopo non appena compiuti i 18 anni. Il ragazzo si chiamava Stanislao Kostka (*1550 +1568). Ecco l´introito della messa: “Giunto in breve alla perfezione, ha conseguito la pienezza di tutta una vita” (Sap 4, 13).

La promozione di Livatino a beato accade nel bel mezzo di un complicato andirivieni tra i magistrati italiani che discutono sulla loro maggiore o minore dignità nell´esercizio delle rispettive cariche. Forse una frase pronunciata da Rosario in occasione di una delle tante minacce a lui pervenute dai suoi nemici potrebbe servire a portare un po’ di chiarezza: “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”. Il che vuol dire che la dignità dipende dalla credibilità del proprio agire, della propria vita.

I racconti evangelici della passione di Gesù, dalla cena ultima fino alla croce, servono da cornice a una lunga discussione tra diversi giudici: Anna e Caifa, due sommi sacerdoti che si odiavano a vicenda mentre la legge ebrea non ammetteva che uno solo con quel titolo; Ponzio Pilato, il procuratore romano, un uomo crudele e, allo stesso tempo, debole; il popolo, che senza un rappresentante legale incalzava per una decisione contro un accusato di delitti senza prove; da non dimenticare anche Giuda, che si prende la responsabilità di giudicare il suo Maestro consegnandolo ai carnefici. Personaggi non soltanto codardi ma disposti pure alla menzogna per via dei propri interessi. Insomma, indegni.

Più che credenti, credibili. Perché senza credibilità anche la fede, qualsiasi fede religiosa, diviene una ingombrante falsità.

Un cristiano qualunque – 12 maggio 2021

 

CI SONO NUMERI E CI SONO PERSONE

Numeri, cifre, percentuali, calcoli… Siamo più che abituati a queste realtá che servono a gestire la vita pubblica per quanto riguarda l´economia, la salute, la politica, l´educazione, pure il credo religioso. Senza delle previsioni, che vengono espresse anche in cifre, una nazione non può garantire ai suoi cittadini un´esistenza degna e giusta.

Perfino Gesù ha fatto dei calcoli in una delle sue parabole. Un re che vuol fronteggiare un esercito di un altro sovrano dovrà sottostare alla quantità delle sue risorse, al totale dei suoi guerrieri, per vincere il nemico: sarebbe sciocco caricare contro l´altro se le proprie cifre mettono in evidente svantaggio.

I romani invasori e sfruttatori degli ebrei ai tempi di Gesù si vantavano della superiorità numerica delle loro truppe. Le temibili legioni dell´impero romano avevano ormai conquistato mezzo mondo e continuavano le campagne sul resto. Uno dei tanti centurioni va però dal Signore in cerca di aiuto per un suo servitore malato. Le diverse traduzioni del termine greco usato dal Vangelo per designare un giovane, ovviamente ebreo, che sarebbe incaricato delle faccende domestiche del romano, non rendono un´idea chiara del vincolo tra i due. Sono parecchi gli studiosi dei testi biblici che identificano le parole del centurione in “il mio figliolo”, “il mio fanciullo” con un rapporto omosessuale. Niente di inaspettato in un´epoca in cui queste relazioni, specie all´interno dell´alta ufficialità dell´esercito romano, erano qualcosa di normale.

Eppure per Gesù quel centurione e quel fanciullo non sono numeri nè cifre  statistiche da archiviare dentro una cartella targata “omosessuali”. Invitato dal romano con sorprendente coscienza della sua indegnità a visitare il giovane, il Signore lo fa rientrare a casa, assicurando lui che da quello stesso istante la sua richiesta era stata ascoltata.

Un cristiano qualunque – 04 maggio 2021

 

“VA’ ALL’INFERNO!”

L´inferno è un tema antichissimo nella nostra cultura. Serve non soltanto a molte religioni, anche alla vita quotidiana.

I colpevoli di certi peccati, selezionati sempre d´accordo con la mentalità delle diverse epoche e non per forza dai testi fondativi delle religioni, avranno come destino definitivo l´inferno, cióè, le regioni inferiori della terra stessa, lontani comunque dal cielo. Le regioni superiori, i cosidetti cieli, sono residenza definitiva dei giusti, che guarderanno i condannati dall´aldilà delle nuvole e le stelle senza possibilità di comunicare con loro; le sofferenze peggiori sono scontate per i dannati.

Nelle case, gli uffici pubblici e non, le fabbriche e anche per le strade, quel “va all´inferno!” è diventato un insulto corrente, troppo corrente. Senza mai arrivare a quel silenzioso ma crudele compiacimento dei testimoni che fanno vedere i film sull´esecuzioni nel braccio della morte, noi italiani, se troppo arrabbiati, spediamo volentieri gli altri fuori dalla vista dei comuni mortali.

Le prime pitture cristiane di Gesù risorto non mostrano mai il momento stesso dell´uscita dal sepolcro: quelle che abbiamo sono molto posteriori. I cristiani orientali dipingono il Risorto nella sua discesa agli inferi, ai luoghi inferiori, dove aspettano il Messia matriarche e patriarche, profetesse e profeti, regine e re, e tutti i giusti morti prima del suo arrivo, ad incomminciare da Eva ed Adamo.

Se il Risorto è andato prima di tutto all´inferno per liberare dalla morte coloro  che si sono affidati all´amore di Dio, forse l´inferno meriterebbe uno sguardo diverso. Almeno da parte dei cristiani.

Un cristiano qualunque – 30 aprile 2021

 

ALLE PRESE CON LA MORTE

Facciamo volentieri le preghiere per gli altri. Raccomandiamo a Dio la vita dei nostri cari, dei malati, dei poveri conosciuti e non conosciuti, del giornalaio che frequentiamo, delle impiegate del negozio alimentari vicino a casa, dell’amico prete, a volte di qualche nemico e cosi via. Ma di rado, forse mai, includiamo nella preghiera i becchini, gli addetti ai servizi funebri.

Eppure, anche loro hanno bisogno come tutti gli altri, come noi. E nutrono ricordi del passato ormai vissuto coi suoi dolori e le sue gioie. Una coppia aspetta il loro rientro a casa per abbracciare i bambini e riposarsi tutti  insieme. E, come tanti tra noi, sono preoccupati di arrivare alla fine del mese col necessario per pagare le tasse e saldare i debiti. Si sentono sempre in bilico i becchini tra l´avvenire personale –se vivranno ancora più o meno anni- e il futuro lavorativo, nonché il futuro famigliare.

Certo che non li includiamo nelle nostre preghiere per cattiveria, ma per semplice paura. La mia e la tua inconfessata paura della morte di cui loro si occupano ogni giorno. Un mestiere che è diventato, da alcuni secoli, una vera professione. Ai tempi antichi, i morti venivano seppelliti dai loro congiunti e amici. Anche la prima alleanza (il Vecchio Testamento) narra il fine vita dei patriarchi, di qualche re o profeta con toni alquanto solenni, compresa la sepoltura. Gesù stesso ha meritato un seppellimento misericordioso da parte di discepoli “nascosti”, e le pie donne che sono diventate le prime testimoni della resurrezione andavano in realtà al suo sepolcro per ungerlo un´ultima volta.

I becchini in tutto il mondo han dovuto rendere l’ultimo omaggio a tanti morti del coronavirus, tumulati per forza nel silenzio, lontani dalle loro famiglie e dagli amici. Anche se non li conoscevano. Meritano senz´altro la nostra simpatia e solidarietà e il nostro rispetto. Anche nella preghiera.

Un cristiano qualunque – 22 aprile 2021

 

UNO SBAGLIO NEL VANGELO

È vero che non tutto ciò che leggiamo nei Vangeli racconta fatti storici  verificabili. Lo sapevano gli stessi Evangelisti che preferivano usare dei simboli (anche linguistici) per annunziare agli altri, non testimoni della presenza di Gesù come loro, una esperienza che sentivano fuori dal comune.  Una usanza generatrice di tante difficoltà nel capire certi termini, usati da tutti i quattro, nel modo di scrivere in una lingua che, ahimè!, metteva assieme l´ebraico e il greco; lontana quest`ultima per noi, da specialisti la prima.

Ad esempio, se leggiamo il testo evangelico ci sembra che Gesù non si sia tanto interessato ai malati come tali, quanto ai poveri: mettere al primo posto i poveri è stata la sua opzione, e dovrebbe quindi essere la nostra. Ma, nelle nostre società del benessere, non sono per caso molto più abbondanti i malati che i poveri, specie in Italia che tra i paesi del mondo si piazza seconda e, in Europa, prima per maggioranza di anziani?

“I poveri infatti li avete sempre con voi” afferma Gesù nei pressi di Gerusalemme nei vespri della sua passione. Economisti e sociologi sono d´accordo nel sostenere che sia stata l´attuale pandemia una delle cause dell´arretramento e del ritardo nelle soluzioni alla povertà. Ma buona parte dei nostri anziani e non pochi adulti vanno incontro alla morte per diverse malattie: il coronavirus ne è una prova inconfutabile. Allora, non sarebbe più giusto mettere al primo posto piuttosto i malati?

Siamo però noi, e mica il Vangelo che include sempre i malati tra i poveri, che abbiamo trasformato il sostantivo, il nome povero, in un sussidiario aggettivo. Ed eccoci a parlare di “povero malato”, “poveri infermi”, “poveri ricoverati ospedalieri”, “poveri pazienti in cura”. E non soltanto ora ma anche nel mondo pre e post pandemia cerchiamo di prendere il largo davanti ai malati e ai centri che li accolgono. È giunta l´ora di cambiare il modo di esprimerci: “poveri perché infermi”, “poveri perché malati”, “poveri perché ricoverati ospedalieri”, “poveri perché pazienti in cura”. Insomma, perché bisognosi di misericordia, una misericordia che scaturisca dalle nostre viscere. Come quella di Gesù nel suo agire coi malati.

Un cristiano qualunque – 14 aprile 2021

 

IN TESTA ALLA CLASSIFICA O NIENTE!

Da tanto tempo a questa parte essere il primo in classifica è “figo”, anzi, una condizione necessaria per vivere da veri uomini. E, negli ultimi decenni, da vere donne. Gli altri, quelli che nella vita arrivano secondi o terzi, non valgono un granché. O sono io la campionessa, il campione, o non sono nessuna, non sono nessuno.

I secondi e i terzi posti sembrano essere considerati semplici premi di consolazione nelle gare olimpiche e in quelle della tivù. Al punto che il colore stesso delle medaglie e dei piccoli aggeggi che simboleggiano la collocazione non sono luccicanti come l´oro, risultano un pò sbiaditi per il nostro gusto. Che più di una e più di uno di quei secondi e terzi classificati abbiano preso una qualsiasi cattiva strada o, al limite, il suicidio sarebbe scontato: “ci voleva pure un pò di dignità”, ha detto qualche faccia di bronzo.

C´è un piccolo dettaglio nei Vangeli che viene fuori soltanto all’ascoltatore  attento. La notte prima della sua condanna a morte, il signor Gesù ha lavato sì i piedi ai suoi discepoli e alla fine ha ripreso i suoi vestiti… ma non si è tolto il grembiule che aveva indossato per la lavanda. Vuol dire che il Messia, una volta risuscitato, proclamato Figlio di Dio, ha continuato ad essere servitore, anzi, schiavo degli altri. Non si è messo neppure al secondo nè al terzo posto ma all´ultimo.

Potrebbe allora un battezzato che si vanta di chiamarsi suo discepolo essere contento di prendersi un qualsiasi posto nella classifica della vita?

Un cristiano qualunque – 06 aprile 2021

SI È ADDORMENTATO NEL SIGNORE

L’espressione, che riprende degli usi molto antichi tra i cristiani, appartiene ai manifesti funebri in alcuni paesi. In Italia il linguaggio è più famigliare: “è mancata, è mancato all´affetto dei suoi cari”, “ci ha lasciati” e così via. Il Vangelo però sembra schietto per annunciare la morte di qualcuno.

Nello stesso senso, l´umanissima esperienza del sonno non ha negli evangelisti qualcosa di bello. Un esempio, il racconto dei tre Sinottici del gravoso addormentarsi dei discepoli di Gesù nel frantoio (Getsemani in ebreo) del monte Olivetto a Gerusalemme. Tra poco il Maestro sarà frantumato, proprio come il frutto degli ulivi; nel frattempo, i suoi amici più intimi dormono. “La mia anima è triste fino alla morte” li ha avvertiti Gesú nel staccarsi da loro per pregare. Tuttavia i suoi eletti si son lasciati vincere dal sonno.

Ha sudato pure del sangue Gesù, secondO di Luca. Nel mezzo della sua tristezza e angoscia tornerà per ben tre volte da loro, magari in cerca di qualche parola di comprensione; ma quelli che hanno condiviso con lui la cena ultima “non sapevano cosa rispondergli perchè i loro occhi si erano fatti pesanti”. Nemmeno Pietro reagisce, il solo a cui il Maestro rivolge la sua protesta. Poco dopo, gli si avvicinerà il traditore.

Gesù che in quest´occasione invita i suoi a “vegliare e orare” è lo stesso che qualche giorno prima, entrato a Gerusalemme per l´ultima volta, ha raccontato la parabola delle dieci vergini, cinque sagge e cinque stolte: dovevano vegliare perché lo sposo era atteso da un momento all´altro. Sebbene “tutte quante si assopirono e si addormentarono”, alla fine le stolte, non previdenti a differenza delle sagge, trovarono rinchiusa la porta della sala di nozze. La festa del Risorto.

Due atteggiamenti diversi per questa settimana che, volentieri, chiamiamo “santa”.  A noi da scegliere: c´è sempre, addirittura, la possibilità di non “addormentarsi nel Signore”.

Un cristiano qualunque – 29 marzo 2021

 

DISTRUGGERE, COSTRUIRE

Sono passati due anni dall’incendio cha ha malridotto Nôtre Dame a Parigi. Di recente, nella foresta di Jupilles in Francia, una quercia secolare è stata tagliata perché serviva alla ricostruzione dei tetti della tanto famosa cattedrale.

Donne e uomini che noi non abbiamo conosciuto hanno lavorato lungo tempo, tanti secoli addietro, per creare la città di Palmira, fino a pochi anni un gioiello della Siria e un tesoro di storia antichissima per l´umanità. Messa in rovine dai terroristi dell´ISIS nel 2015, archeologi, architetti e centinaia di operari si son messi all´opera per ripristinarla.

“Distruggete questo tempio e io lo ricostruirò in tre giorni” –ha dichiarato Gesù di fronte ai suoi ascoltatori, tra loro molti che aspettavano una parola sconveniente per accusarlo. E allora l´hanno trovata, pochi giorni prima della sua morte. Ciechi e sordi per capire che lui parlava del suo stesso corpo e non del tempio di Gerusalemme che si ergeva vicino al luogo in cui discuteva con loro.

La differenza tra la cittadina siriana e la chiesa parigina è palese: i monumenti possono essere rimessi in piedi, almeno simili a quelli di una volta; la vita umana, invece, marcia sempre verso una morte inesorabile. Quindi, la “ricostruzione” a cui allude Gesù è qualcosa di assolutamente nuovo; la chiamiamo risurrezione, vita definitiva senza morte. Ci vorranno addirittura “tre giorni” per raggiungerla; vi ricordate che è stato nel terzo giorno, e proprio in un giardino nell´Eden, che il Dio creatore ha modellato Adamo, donna e uomo?

Un cristiano qualunque – 23 marzo 2021

 

“CONDANNATI” A MORTE

“Ho fatto testamento prima di vaccinarmi”.  La solita corsa contro la morte. Al contempo, ci sono in tanti che non hanno avuto qualche ora per esprimere e firmare le loro ultime volontà: l’anziana senza badante nè parenti che muore da sola a casa sua; il senzatetto spento da un momento all´altro sul marciapiede; il bambino che, imbarcato su una zattera, in cerca della libertà ma affogato, è riportato dal mare sulla spiaggia di un paese strano… Anzi, nessuno aveva neppure qualcosa da lasciare in eredità ad altri.

Paura della morte. Della sorella morte che ci accompagna dall´istante della nascita. “È della morte l´unica cosa di cui possiamo essere assolutamente sicuri” –dicono da secoli gli antenati. Oggi preferiamo non pensarci come se fosse qualcosa di non veritiero. Facciamo il possibile, e a volte anche l´impossibile, per allontanarla dai nostri progetti. Non manca qualcuno che raccomanda di prenderla in giro col sorriso ironico del sapiente che crede di aver imparato a vivere un pò meglio. La morte però resta lì, accanto e di fronte a noi, imperturbabile.

La condanna a morte emessa da un tribunale continua ad essere in discussione a livello internazionale. C´è stato però uno che l´ha assunta non da impavido ma come ovvia conseguenza dei suoi atteggiamenti davanti alle ingiustizie e le idolatrie, che sorgeva inevitabile dalla sua missione. Gesù di Nazareth marcia, sofferente ma sereno, verso Gerusalemme dove i suoi detrattori si erano accordati per assassinarlo. La narrazione degli evangelisti lo mostra indifferente a questi piani. Che erano scontati, aveva sottolineato lui stesso con frequenza durante la sua breve vita. Non arretrerà neanche all´orto del Getsemani, angosciato perchè preferirebbe una svolta diversa per la sua storia.

Italia, “secondo paese al mondo e primo in Europa, per aspettativa di vita”. Attenti però: i soliti tre anni di “vita pubblica” di Gesù, come ci veniva raccontato a catechismo, secondo gli studiosi sono da ridurre, in realtà, ad un anno e mezzo al massimo. Dunque?

Un cristiano qualunque – 19 marzo 2021

 

MIMOSE PER LE DONNE

Lo scorso 10 gennaio papa Francesco ha indetto un motu proprio col nome Spiritus Domini: è sempre Lui quello che ispira tutti e dona il respiro nella Chiesa e nel mondo. Il documento estende i ministeri laicali, riservati per ben 39 anni ai soli maschi, anche alle donne.

“Ministero dell´altare” e “Ministero della parola”. In effetti, come di solito accade nelle chiese cristiane dove i fatti precedono le politiche, tante ragazze e tante donne di tutte le età svolgevano da tempo questi due compiti nelle nostre comunità; e molte altre responsabilità.  Un bel mazzo di mimose in anticipo sulla loro festa è stato regalato dal Papa alle donne cattoliche.

Ambedue i ministeri coinvolgono per un servizio comunitario, anzi ecclesiale e perciò responsabile, quelle donne che fanno un passo avanti per assumersi una delle due funzioni. Responsabilità vuol dire preparazione, prendersi sul serio l´incarico volontariamente assunto.

Di solito nelle parrocchie italiane il servizio dell´altare viene assolto dalle ragazze con la dovuta serietà: non vorrei però sospettare che più di una agisca in questo modo proprio perchè è in mostra davanti ai fedeli; in tanti momenti anche i loro compagni maschi si comportano in modo analogo.

Confesso tuttavia che da tempo io sperimento un forte disagio nei confronti di molte giovani e molti giovani, adulte e adulti ai quali sono state affidate le cosiddette “letture bibliche”, compreso il salmo responsoriale e la “preghiera dei fedeli” (che non è l´unica durante la Messa…). Sembra che facciano concorrenza alla Formula 1… Chissà se capiscono quello che leggono. Alla fine della lettura resta soltanto un labirinto di parole senza senso che non sveglia niente nell´assemblea.

Perché una cosa è leggere per se stessa o per se stesso -magari comprendendo il testo!- e un’altra assolutamente diversa proclamare la Parola, una parola che suscita vita, e vita messa in questione, dal momento in cui è ascoltata. “La Parola -quella delle Scritture- è una spada a doppio taglio”, scrive la lettera agli Ebrei. Lo sapete cosa fa un’arma del genere quando ci trafigge?

Un cristiano qualunque – 09 marzo 2021

RISPETTO… DELLE APPARENZE?

“Il più importante compito dello spirito umano è l´ingegnarsi per ingannare se stesso”. Lo diceva un nostro antenato italiano, Pietro Aretino che, nato alla fine del Quattrocento, si inorgogliva di autodefinirsi “figlio di cortigiana con anima di re”.

Uno dei pochi che non ha avuto cura delle apparenze. Ben potrebbe essere accusato di mancanza di rispetto. Nei riguardi di chi? Di qualcuno che si vanta della sua galanteria nell’essere garante dell’ordine pubblico e, al contempo, appoggia quelli che scelgono di violare le leggi che in pandemia ordinano di chiudere qualche servizio. Di qualcuno che, per il consenso, abbassa la testa e chiude gli occhi davanti all´ingiusto trattamento di un immigrato. Di qualcuno che dice di offrire pubbliche scuse per la non osservanza di qualche regola sociale e allo stesso tempo contamina la salute umana buttando sulle strade dei paesi la spazzatura da lui prodotta.

Nel nostro regno delle apparenze, il Gesù dei Vangeli non si è mai curato di essere galante, e neppure ben educato nei confronti altrui. Non sono affatto nè amichevoli nè affettuose le prime sue parole, testimoniate dal evangelista Giovanni: “Donna, che vuoi da me?” rispose alla propria madre, la quale  cercava l´aiuto del figlio per una coppia di nuovi sposi durante la festa di nozze. Gesù appare addirittura ben poco ossequioso davanti al suo primo discepolo, Natanaele, e anche a Nicodemo, discepolo anche lui ma in segreto,  quando sia l´uno che l´altro incominciano, pieni di complimenti, il dialogo con lui. Peggio ancora: Pietro, la semplice pietra fatta roccia sulla quale Gesù costruisce la sua chiesa, è chiamato da lui “Satana” quando vuole allontanarlo dalla sua missione.

La Quaresima ci ricorda che siamo fatti anche di creta. Un materiale sgretolabile. A cosa giova continuare a ingannarci?

Un cristiano qualunque – 01 marzo 2021

FIDUCIA

In Italia, oggi, si fanno ovunque dei discorsi sulla “fiducia”. È vero che la circostanza è quella di un nuovo governo. Ma cosa vuol dire fiducia?

C´è la fiducia in se stessi. C´è la fiducia in un’altra, in un altro. C´ è pure la fiducia nel cammino dell´umanità verso un domani migliore. C´ è anche la fiducia in Dio… e con questa è venuta fuori una lunga discussione che ha provocato uno scisma all´interno della Chiesa sei secoli fa. Ma ci sono anche la mancanza di fiducia in se stessi o negli altri, l´insistenza su un futuro peggiore per l´intera razza umana, e addirittura la rinuncia alla fiducia in Dio, cioè, alla fede in Lui.

Diverse vicende, fatte di umanissime sofferenze, spiegano queste situazioni. Quindi non sono quelle il problema. Esistono delle peggiori mancanze: le contraffazioni della fiducia. Una prima: l´amico che si prende la fiducia dell´amico grazie al quale riesce a farsi vaccinare contro il virus prima degli aventi diritto (“più del 45% degli effettivi vaccinati in provincia di Como”). Una seconda: quelli che copiano a scuola o all´università approfittando dell’invisibilità (“i furbetti non mancano mai”, dicono i docenti, dalle elementari alle superiori) che viene loro favorita dallo schermo per l´assenza fisica dell´insegnante.

Poi, tutti quanti vanno in chiesa a farsi imporre le ceneri. Un segno penitenziale con cui s´inizia la conversione, la restaurazione della fiducia. Verso che cosa? Verso questo?

Un cristiano qualunque –  22 febbraio 2021

FEMMINICIDIO

Non in settimana ma di recente siamo tornati agli stessi titoli che parlano di un nuovo “femminicidio”. Come se “omicidio” avesse a che fare soltanto coi maschi. Più di 90 casi nel 2020, nonostante la pandemia e anche proprio per essa: una donna morta perchè donna, in Italia, ogni quattro giorni. È vero che uno stupro di una ragazza o di qualsiasi donna è proprio ripugnante. Ma l´assassinio di una femmina qualunque mi lascia senza parole.

Perdere la testa, rabbia e anche furia, per il tradimento della fidanzata o della moglie con un altro, liti sull´ educazione dei figli, problemi finanziari, interventi abusivi dei suoceri o parenti altrui, non curanza delle dovute attenzioni al coniuge, mancanza di accoglienza davanti ai complimenti del corteggiatore, ecc. ecc. Sono tutte scuse, da non finire mai, che talvolta arrivano ad essere affrontate, perfino in tribunale.

Mi viene in mente l´atteggiamento di Gesù nei confronti della Samaritana, malgrado i suoi cinque mariti: assenza assoluta di critica per quel motivo, invito ad aprirsi a una nuova realtà. Peggio ancora, il suo incontro con la donna curva perchè posseduta da un demonio: osa trasgredire pure il sabato imponendo le mani su di lei, una che secondo i religiosi del tempo era peccatrice.  Altri tempi, diranno in tanti. Anche per noi cristiani?

Un cristiano qualunque – 15 febbraio 2021

UN FATTO ALLA SETTIMANA AGLI OCCHI DI UN CREDENTE

Quanti sono i fatti che accadono! Quante le riletture che vengono fatte dai giornali! Ognuno legge a partire dalle proprie convinzioni. La realtà, nella cruda cronologia dei fatti è oggettiva, ma nella sua comprensione ha a che fare con un criterio interpretativo. È per questo che abbiamo pensato a questa sezione: prendere un fatto della settimana e provare a leggerlo con gli occhi di un credente. in questo caso, è il nostro amico Albert che si prende l’onere di offrirci questa prospettiva di fede.